Via del Greto - IV


"Via del Greto"
Romanzo inedito a puntate
Capitolo quarto


 

                                                                  Capitolo IV

   Alfonso e Letizia scendevano in bicicletta dalla collina verso il porto, lungo la strada principale della zona.

«Sai che questa strada ha una vecchia storia? È stata costruita durante la Seconda guerra mondiale da un colonnello, nativo del posto.»

«Perché questo interesse da parte sua?»

«Aveva deciso di portare un carro armato fin lassù, in collina, per difendere il territorio. Chiese ai compaesani, proprietari dei terreni, di lasciare un metro dei propri campi per creare un varco necessario al passaggio. Non tutti aderirono: alcuni si opposero, altri erano incerti sul da farsi, altri ancora si piegarono a malincuore.»

Alfonso raccontava con il piglio dello storico, ricordandole che da quel momento nacque un lungo serpentone di ciottoli e terreno battuto. Il carro armato fece il resto, spianando le pietre e lasciando un solco preciso. Il colonnello promise che, finita la guerra, ognuno avrebbe riavuto il proprio pezzo di terra. Ma così non fu.

Letizia ascoltava con interesse e, con le sue domande, lo incitava a continuare. Alfonso le raccontò che, negli anni successivi, quel varco divenne un corso d’acqua, alimentato dalle piogge e dall'acqua che scendeva dalla collina. D’estate, quando si prosciugava, rimaneva un letto di ciottoli dal quale emergeva una piccola vegetazione, simile al greto di un fiume.

Fu per questo che, molti anni dopo, i discendenti dei proprietari decisero di asfaltarla e di darle finalmente un nome: Via del Greto.

«Interessante!»

«Col tempo», continuò Alfonso, «la strada divenne anche il simbolo del cambiamento del paese. La collina, diventata facilmente raggiungibile, favorì lo sviluppo edilizio e, insieme a esso, molti abusi che prima sarebbero stati difficili da realizzare.»                                      

Lei lo ascoltava con attenzione, interrompendolo soltanto per chiedergli chi fosse quel colonnello e perché la strada non portasse il suo nome. Alfonso sorrise. Erano ormai arrivati al porto e la storia poteva aspettare.

La barca di famiglia era ormeggiata davanti a loro. Un cabinato in vetroresina, tirato a lucido, elegante, con la bandierina italiana alla sommità. Letizia l'ammirò con un sorriso e seguì Alfonso a bordo.

Erano appena le otto e si accorse con sorpresa che sarebbero stati soltanto loro due. Mentre toglieva gli ormeggi, lo osservò con maggiore attenzione. Si muoveva con sicurezza, abituato a quelle operazioni. Poi si tolse la camicia e prese il timone.

Appena la barca lasciò il porto e cominciò a solcare l'acqua, Letizia si sistemò sul prendisole. Il vento le tirava indietro i capelli e le portava addosso quell'aria di mare che amava e che le mancava da quando era ad Aosta. Stese il telo e cominciò a spalmarsi la crema. Raccolse i lunghi capelli e sistemò gli occhiali. Alfonso la guardava ogni tanto, senza insistere.

C'era qualcosa in quella ragazza che non riusciva ancora a decifrare. Una naturalezza che a tratti lasciava spazio alla timidezza e che lui non voleva forzare.

Arrivati nel punto in cui si persero tutti i rumori e i suoni della terraferma, Alfonso le chiese di prendere la graffa che avevano comprato scendendo in bicicletta.

«O vuoi che faccia la fame il capitano?»

Letizia si alzò ridendo e tirò fuori le due graffe, entrambe ripiene di cioccolato.

«Addirittura col cioccolato.»

«Mangio quello che voglio.»

«Allora puoi mangiare anche la mia.»

Alfonso la ringraziò per non averlo lasciato a digiuno.

Seduti l'uno accanto all'altro, consumarono le graffe guardando il mare, blu e quasi immobile. A quell'ora c'erano poche barche in giro. Poi Alfonso si tuffò.

Letizia lo raggiunse poco dopo, ma l'acqua era fredda e tornarono presto a bordo. Lei si raccolse sul telo, mentre Alfonso, vedendola infreddolita, si preoccupò inutilmente.

«Ho solo freddo» lo rassicurò.

Lui sorrise, quasi imbarazzato dalla propria apprensione. Si stesero al sole. Per qualche tempo non parlarono.

Alfonso cercava di non essere troppo confidenziale. Ripresero poi a parlare del territorio, delle strade, dei luoghi che Letizia ricordava appena e di quelli che invece appartenevano alla memoria di lui. Alfonso aveva qualche domanda da farle, ma sempre attento a non sopraffarla con la sua curiosità che non si placava, stette zitto. Quando il sole fu ben caldo, tornarono in acqua.

Questa volta presero un piccolo canotto e raggiunsero la costa di fronte: una spiaggia quasi deserta, sotto una scogliera.

«Non preoccuparti, non voglio rapirti.»

Letizia sorrise, ma non rispose. Era curiosa di capire che cosa volesse mostrarle.

Portarono il canotto sulla spiaggia e Alfonso la guidò verso l'estremità sinistra, dove tra le rocce si apriva un piccolo anfratto.

Si infilò per primo. Letizia lo seguì.

Dopo poco trovarono un masso davanti a un'apertura. Alfonso lo spostò e rimase per qualche istante a guardare dentro. Poi infilò una mano e tirò fuori una scarpa. Era vecchia, scolorita, da bambino. Letizia la fissò.

«Che ci fa una scarpa qui sotto?»

Alfonso la rigirò tra le mani.

«È mia.»

Lei lo guardò sorpresa.

«Come fai a saperlo?»

«Le mie iniziali sono sotto la suola. Il calzolaio le metteva per non confonderle con le altre.»

Letizia si chinò per guardare.

La scarpa era davvero piccola.

«E perché è rimasta qui?»

Alfonso esitò. Ci teneva solo che la vedesse non gli andava di spiegarle tutto.

«L'avevo trovata con Andrea. Eravamo venuti qui tanti anni fa e l'abbiamo nascosta.»

Non aggiunse altro.

Letizia comprese che non c'era molto altro da chiedere.

Alfonso guardò ancora quella vecchia scarpa, come se per un momento avesse davanti non l'uomo che era diventato, ma il bambino che l'aveva indossata.

«Volevo solo mostrartela» disse. «È un posto dove venivo spesso d'estate.»

Tornarono in barca. Da quel momento ci fu un lungo silenzio. Spezzarlo sarebbe stato impossibile: ciascuno era pieno di domande che avrebbe voluto rivolgere all'altro.


Nel frattempo, a casa, Andrea, avendo visto i due uscire insieme di buon mattino,  aveva cominciato a lamentarsi con la sorella e i genitori della spensieratezza del fratello, mentre c'era bisogno di aiuto.

Il padre cercò di tranquillizzarlo. Conosceva Alfonso e sapeva che non era mai venuto meno a ciò che gli era stato chiesto.

Ma la questione, per Andrea, non era soltanto quella.

Guardava quei due e si chiedeva quanto conoscessero davvero Letizia per fidarsi completamente di lei.

Non riusciva a liberarsi da una sensazione indefinita, un presentimento che non sapeva trasformare in parole.

Maria, al contrario, non aveva dubbi. Per lei Letizia era una ragazza semplice, ben predisposta nei loro confronti, tornata a respirare l'aria di una vita che aveva vissuto troppo poco e lasciato troppo presto.


Quando a sera Alfonso e Letizia tornarono a casa, nessuno disse nulla. Alfonso si mise subito a disposizione, come aveva promesso. Più tardi, davanti a un bicchiere di vino rosso, lui e Andrea rimasero soli in terrazza. Andrea lo guardò.

«Fratellone, mi devo preoccupare?»

Alfonso aveva capito.

«Per cosa?»

«Non stai correndo troppo?»

Alfonso sorrise. «Ti risulta che sia uno che fa le corse? Sai come sono. Lento e fraccomodo. Ogni passo è ben ponderato.» Andrea rimase qualche secondo in silenzio. «Allora studia bene. Non vorrei ci fossero sorprese.» Alfonso sollevò il bicchiere.

«Adesso pensiamo a te. Sei tu quello che si sposa e qua non abbiamo ancora festeggiato niente.»

Bevvero alla salute, proiettati sul matrimonio. Quando Andrea rientrò in casa, Alfonso rimase ancora qualche minuto in terrazza. La sera era calda e dal mare arrivava un'aria leggera. In lontananza si vedevano le luci delle barche, ferme sull'acqua come piccoli punti sospesi nel buio. Alfonso finì il vino e appoggiò il bicchiere sul tavolo. Non aveva voglia di andare a dormire. Ripensò alla giornata. Alla strada raccontata a Letizia, alle graffe mangiate in barca, al bagno, alla spiaggia e soprattutto a quella vecchia scarpa. Non sapeva perché avesse sentito il bisogno di portarla proprio lì. Forse perché era uno dei pochi luoghi in cui si sentiva ancora bambino. Oppure perché, senza rendersene conto, voleva consegnare a Letizia una parte di sé che normalmente teneva nascosta. Si alzò e rimase qualche istante appoggiato alla ringhiera.

Alle sue spalle sentì aprire la porta-finestra.

Era Letizia.

«Non dormi?»

Alfonso si voltò.

«Potrei farti la stessa domanda.»

Lei sorrise e si avvicinò.

«Non riesco a prendere sonno.»

«Per la giornata di oggi?»

Letizia scosse la testa.

«Per quella di domani.»

Alfonso la guardò senza capire.

«Domani cosa c'è?»

«Niente. È proprio questo il problema.»

Rimasero in silenzio.

Poi Letizia appoggiò i gomiti alla ringhiera.

«Tra poco devo tornare.»

Alfonso abbassò lo sguardo.

«Lo sapevo.»

«Io no.»

Quella risposta lo fece sorridere.

«Pensavi di rimanere qui per sempre?»

«Per qualche giorno ancora, sì.»

«Qualche giorno è ancora tanto.»

Letizia lo guardò.

«Non per me.»

Alfonso non rispose subito.

Per la prima volta, quella sera, si accorse che anche lui avrebbe voluto che quei giorni durassero più a lungo.

«Aosta ti aspetta» disse infine.

«Aosta può aspettare.»

Lei pronunciò quelle parole quasi scherzando, ma entrambi capirono che dentro c'era qualcosa di vero.

Alfonso si voltò verso il mare.

«E tua zia?»

Il sorriso di Letizia scomparve.

«Lei no.»

Non aggiunse altro.

Dopo qualche secondo si staccò dalla ringhiera.

«Buonanotte, Alfonso.»

«Buonanotte.»

Letizia fece per rientrare, poi si fermò sulla soglia.

«Quella scarpa...»

Alfonso si voltò.

«Cosa?»

«Quando l'hai nascosta eri felice?»

La domanda lo colse impreparato.

Ci pensò qualche secondo.

«Sì.»

«E allora perché sembravi triste quando l'hai tirata fuori?»

Alfonso sorrise appena.

«Perché certe cose, quando tornano, si portano dietro anche quello che avevamo dimenticato.»

Letizia lo guardò, come se volesse chiedergli altro.

Ma non lo fece.

Rientrò in casa e chiuse piano la porta.

Alfonso rimase solo sulla terrazza.

Guardò ancora il mare.

Poi, quasi senza accorgersene, pensò ad Andrea.

E per la prima volta quella giornata gli sembrò meno semplice di come era iniziata.

 


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