Nessuna nuova, buona nuova

 

eleonora021984


Viviamo immersi in una cultura che associa il valore al movimento e il progresso alla novità. A ogni inizio d’anno questa tendenza si accentua: nuovi piani, nuovi obiettivi, nuove narrazioni. La continuità, al contrario, viene spesso letta come mancanza di ambizione. Eppure, un’espressione antica continua a offrire una chiave di lettura sorprendentemente attuale: nessuna nuova, buona nuova.

Italo Calvino, nelle Lezioni americane, ricordava che la vera leggerezza non è superficialità, ma precisione e controllo. Anche la stabilità, quando è frutto di equilibrio, è una forma di competenza.

Per la cultura classica, ciò che funziona non richiede continue correzioni. Quod bene est, non mutandum: non per inerzia, ma per rispetto dell’equilibrio raggiunto. I latini chiamavano questa disposizione constantia, una virtù che indica fermezza senza rigidità, coerenza senza ostinazione. La stabilità non era il contrario del progresso, ma una sua condizione.

Eppure, Montaigne scriveva che «la maggior parte delle cose migliori della vita avviene senza rumore». Credibilità, autorevolezza, fiducia crescono lentamente, lontano dai riflettori.

In ambito professionale, l’assenza di novità può essere un segnale di salute. Processi che tengono, relazioni consolidate, decisioni che non necessitano di essere continuamente rilanciate. È una forma di ordine,  un ordo che non produce clamore, ma affidabilità.

La nostra epoca, invece, diffida del silenzio. Se nulla cambia, si presume che qualcosa non funzioni. Ma la tradizione classica invita alla misura. Orazio parlava di aurea mediocritas: la distanza dagli eccessi, anche da quello della novità fine a se stessa. Tacito, con sobrietà ancora più netta, ammoniva: plerumque quieta non movere, spesso è saggio non agitare ciò che è tranquillo.

Gennaio, mese simbolico di ripartenze obbligate, rende questa riflessione particolarmente urgente. Non ogni nuovo anno esige una svolta. Talvolta, la decisione più responsabile è la continuità. Saper restare fedeli a ciò che funziona non è mancanza di visione, ma segno di maturità culturale e professionale.

Nessuna nuova, buona nuova non è un rifiuto del cambiamento, ma un esercizio di discernimento. In un tempo che confonde il rumore con il valore, riconoscere l’equilibrio già raggiunto può essere la forma più discreta e più solida di progresso.

Nessun commento:

Posta un commento

Per aggiungere "Il mio sole" ai tuoi Blog e Siti Preferiti del web clicca questo rigo!

Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

Cerca nel blog