27/09/10

La poesia è ancora viva?

In questi giorni, ho avuto la possibilità, partecipando a un concorso, di ascoltare quello che si dice in giro della poesia. Innanzitutto è viva più che mai e gode di ottima salute.

La poesia, oggi, non riscuote la meritata attenzione, ed esclusi i concorsi o le pubblicazioni, in giro non se ne parla, quasi fosse da evitare. I critici lamentano la sua vasta produzione, a voler dire che la quantità non sia sinonimo di qualità e, mentre se ne osanna la sua prolificità, poi, ogni poeta deve fare i conti con gli editori.

Tra un romanzo e una silloge di poesie, l'editore punta sul romanzo, che copre una larga fascia di pubblico che non vuole lambiccarsi il cervello a trovare la chiave di lettura di un testo poetico, o non ama il linguaggio diretto, ma vuole affondare in un discorso dai tempi e ritmi più distesi. La poesia, oltretutto, induce alla riflessione, a porsi qualche domanda, a metterci in discussione e non tutti sono disposti a farlo.
Nel nostro paese la poesia è, da sempre, la nostra forma letteraria più ricca e varia, un' espressione che nel tempo ha conquistato l'animo di uomini sensibili. Ogni uomo è poeta e mettere versi su carta è un modo per farsi ascoltare. Anche San Francesco fece uso di una poesia semplice ed efficace per esprimere lodi a Dio mentre Dante ne sperimentò versi di rara bellezza.

Se siamo a conoscenza della mentalità e la vita vissuta in ogni secolo, lo dobbiamo anche alla poesia che racchiude la spiritualità del proprio tempo. Voler escludere a priori la poesia, per privilegiare la prosa e portare avanti solo ciò che richiede il pubblico, sarebbe un grave errore, privandoci di un mondo che non aspetta altro che svelarsi. Il pubblico va anche educato e informato ad ascoltare versi di contenuti di rilievo, se solo fosse messo in condizione di capire.

Ho ascoltato, durante la mia partecipazione al concorso, poesie di grande spessore e umanità, con argomenti che diversamente trattati non avrebbero avuto lo stesso effetto.

Il pregio della poesia è quello di usare un linguaggio diretto, di penetrare nell'animo riuscendo a scalfire modi di vedere e di pensare, e di lasciare la sua scia sparsa nei cuori di chi la legge meglio di qualsiasi prosa.

La poesia non ha un filo logico e si presenta come una trama interiore, una fitta rete di emozioni che viene fuori attraverso un linguaggio veloce e dall'effetto rapido. E' un dipanarsi di idee e sfumature, di pensieri che navigano allo stato puro nella nostra sfera interiore, è un codice di lettura universale. Il poeta vive più di ogni altro il proprio tempo, ne percepisce le sue trasformazioni e i suoi malumori e con esso si misura. Bandire la poesia pensando che sia una stupida infarcitura di tecnica e retorica, facendola diventare un luogo comune, pensando che tutto sia già stato detto, che sia a discrezione di pochi eletti o solo alla mercè di coloro che pensano di detenere un potere anche in questo, ci priva di uno strumento fondamentale: essere figli del nostro tempo.

Chi mai potrà zittire la voce del poeta, l'anima dell'umanità?

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22/09/10

Vivere l'autunno

Dipinto di F.Baratto

Mi piace andare per i sentieri in autunno e respirare l'aria che sa di fresco, col fruscio delle foglie che accompagna i passi e con lo splendore dei colori così intenso da addolcire lo sguardo. E' questo un piacere che ho maturato crescendo.
Da bambina, in autunno, cadevo in depressione, quando, girando nei viali, nelle stradine e nei campi, dove si svolgeva la mia vita alla fattoria della nonna, guardavo lo strazio delle foglie dei noci dai colori bruciati, con malli secchi e gusci sminuzzati, distesi sotto gli alberi, mentre le chiome sfrondate lasciavano filtrare i pallidi raggi del sole.

Lungo i viali della vigna, le foglie creavano piccoli cumuli, che il vento facilmente portava via, e i miei nonni bruciavano gli sterpi nei campi proprio come ho letto nelle poesie di Pascoli e Carducci. La mia tristezza era dovuta alla perdita dei colori nei campi che mettevano il buonumore solo a guardarli; a quella nebbiolina che di primo mattino e all'imbrunire dava un senso di tristezza e di fresco; ai silenzi che a tratti mi spaventavano. Si perdevano anche i suoni, restavano i profumi del mosto, delle marmellate appena cotte che si spargevano per l'aia, nel cortile e nella strada.

Il profumo di nocillo, il liquore estratto dalle noci, restava per giorni nell'aria e andava via quando i frati del convento di San Francesco venivano a ritirare le provviste portandosi dietro quelle scie di aromi. Cotogne, fichi, noci, castagne davano un profumo delizioso e spesso ammazzavo il tempo sgranocchiando tante prelibatezze. Mio nonno ammassava le carrube nella cantina e io spesso mi sedevo su di un tino a mangiarne tante da farne indigestione e quando lui mi scopriva, mi diceva:" E' qui la puledra?" E io ridevo così tanto, per essere stata scoperta, da farmi venire il singhiozzo.
Ho riscoperto il valore dell'autunno col tempo, quando una nuova visione di vita, mi ha fatto ricredere sulla mia malinconia autunnale. I prati non mi sono più apparsi bruciati ma in attesa di cambiare abito, ed è riposante la distesa secca, dopo i bagliori estivi.

Che dire dei colori delle montagne che da verde veronese acquistano i colori di pallidi arancioni, accesi rossi e dal beige al terra bruciata. C'è bisogno di questa tregua, di questa dolce calma per riflettere i cambiamenti delle stagioni e mentre da bambini i cambiamenti sono così lunghi e netti, col tempo si accorciano e ci invitano a cogliere anche i nostri. Penso di amare l'autunno da quando ho riscoperto il suo valore e l'ho vissuto sul mio corpo che vive, cambia e si arricchisce col tempo, così come la luce dei miei occhi che acquista una maggiore intensità ad ogni stagione che passa.

19/09/10

Ricetta per la felicità

Secondo i grandi sondaggi , la felicità non è altro che un mettere insieme alcuni ingredienti e mantenerne le dosi nel tempo: essere realisti, non esagerare con le speranze o con le paure e ridurre la possibilità di essere delusi. Sarebbe molto bello se questa ricetta avesse una validità costante nel tempo e per tutti.
La felicità è qualcosa di variabile che muta col tempo e l'esperienza e pertanto la ricetta andrebbe ricostituita ad ogni cambiamento, ma visto che non abbiamo questa capacità di analisi in ogni fase della nostra vita, procediamo per istinto. Spesso confondiamo la felicità con ciò che piace o con cìò che è buono, o anche con i nostri momenti di euforia o di leggerezza.

La felicità è sempre stata oggetto di studio da parte di filosofi e pensatori di ogni tempo, mentre, noi, difficilmente ci soffermiamo a riflettere e a chiederci quello che vogliamo dalla vita. Quand' è stata l'ultima volta che ci siamo posti questa domanda? Ci sarà mai stato un momento in cui abbiamo cercato di dare un volto a ciò che desideriamo?

Dobbiamo dire che la felicità non è misurabile, ma è qualcosa di soggettivo, che varia da persona a persona, e nemmeno la si può imparare, ma possiamo educarci a capire ciò che è un bene per noi. Aristotele affermava che il fine ultimo dell'uomo è il raggiungimento della felicità, una virtù speciale già insita in noi. E' difficile credere che la felicità stia dentro di noi se la nostra vita è un barcamenarsi tra delusioni, illusioni, amarezze, sofferenze e paure. I pochi attimi belli che si presentano, sono così fugaci che non ci lasciano assaporare la sintonia tra quello che accade fuori di noi e le nostre coordinate interne.
Leopardi cerca una soluzione a questa delusione e afferma che è meglio l'attesa della vigilia che il risultato della festa. E' la morale della sua poesia "Il Sabato del villaggio", dove chiarisce bene come le nostre attese e le nostre feste rappresentino le fasi principali della nostra felicità. Leopardi ci invita a vivere la felicità nel momento che precede la festa e non quando essa è già passata. Così spesso accade che, le cose alle quali diamo un'importanza eccessiva, si rivelino deludenti ,mentre quelle alle quali ne diamo poca, siano di gran lunga migliori.

La felicità comprende le nostre attese e le nostre speranze, i nostri entusiasmi e la nostra vitalità incanalata e non dobbiamo temere le sofferenze perchè sono la nostra palestra dove le richieste e le attese, vere protagoniste della vita, si riformulano continuamente. Vivere è tendere alla felicità, un benessere e uno stato di grazia dentro al quale ci sentiamo protetti da ogni interferenza negativa e riusciamo ad attutire ogni colpo.La felicità, fine ultimo dell'uomo, è Amore e Gioia reciproca, per cui chi è felice ama e chi ama crea felicità, sempre.

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15/09/10

Un nuovo anno scolastico

L'anno scolastico è cominciato da pochi giorni per grandi e piccoli e siamo già in un vortice di impegni che ci invade completamente, riducendo ulteriormente quel tempo che, man mano che procediamo con gli anni, si assottiglia sempre più.

Ci sono i figli da accompagnare, i compiti da visionare, le palestre, le ripetizioni e la giornata diventa troppo corta per espletare il carico di lavoro. L'inizio della scuola porta con sè continue ansie a genitori, insegnanti e alunni e ricordando i miei inizi scolastici, vedo che non è cambiato nulla, nè in veste di alunna, nè in quella di insegnante.

La notte che precede il primo giorno di scuola (e non solo quella degli esami) passa senza chiudere occhio:l'insegnante si proccupa per l'accoglienza, i nuovi arrivi, il rapporto che si costruirà; gli alunni sono insonni per l'impegno da prendere in modo continuo, per le rinunce da fare per lo studio, per i compagni nuovi e per il rapporto che si instaurerà con gli insegnanti.

Gli insegnanti sono tenuti ad aggiornarsi e a dare sempre il meglio di sè e ad accompagnare, nel corso di studi, i ragazzi con competenza, attenzione e affetto. Accompagnare un alunno per tanti anni è come allevare un figlio del quale si vive ogni cambiamento e tensione. Ci vuole tutta la sensibilità, il buon senso e la pazienza di cui è capace un insegnante per pianificare l'azione educativa.In questa attività ci vuole forza d'animo, tenacia, preparazione ed esperienza. Insegnare è come distillare il nostro essere e dispensarlo senza parsimonia, in un progetto educativo fondato su ambiti disciplinari e sentimenti e gli uni senza gli altri rendono inefficace il processo educativo.

Tutto questo avviene, ogni anno, in una bagarre di situazioni deplorevoli per quanto concerne l'organizzazione didattica che dipende da una serie di fattori difficilmente coordinabili: insegnanti senza cattedre o privi di sedi, questione precari, classi con alunni in esubero o che non riescono a formarsi, edifici scolastici fatiscenti, materiale didattico da elemosinare, suppellettili che, nel corso del tempo, non vengono rinnovati. L'educazione sembra non corrisponda più ai parametri definiti da greci e dai latini, che su di essa spendevano concezioni filosofiche, organizzazione e pensiero. E' ben lontana, eppure così attuale, l'Institutio Oratoria di Quintiliano dove l'unica e vera preoccupazione è l'insegnamento!L'unica cosa sicura in campo scolastico, oggi, è la paura e l'insonnia che scuote gli animi chiamati, nei primi giorni della nuova stagione, a cominciare un nuovo anno, visto come l'evento più importate dopo l'estate.

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13/09/10

La potenza di uno sguardo


Negli ultimi giorni in riva al mare, è bello passeggiare lungo il bagnasciuga, all'imbrunire, quando si odono solo i nostri passi in un leggero sciacquettio, i gabbiani ancora in affannosa ricerca e le voci che vanno scemando sulla spiaggia. A quest'ora, in una religiosa tranquillità, gli innamorati, tenendosi per mano, di tanto in tanto, si fermano per guardarsi negli occhi. Sarà la sera che incalza, i colori che diventano più tenui, che il guardarsi diventa più facile.
E' un momento magico per sguardi d'amore, ma soprattutto per leggersi dentro. Lo sguardo, la nostra finestra sul mondo, ci pone, nella nostra nudità, al cospetto dell'altro, senza alcuna difesa.

Guardarsi negli occhi: due mondi si completano a vicenda con un passaggio di energie, un toccare i palpiti più profondi del nostro animo, un percepire le forze dell'altro e un presagire i suoi moti interiori, un rapire le più piccole sensazioni.
E' difficile mentire guardandosi negli occhi, è questa l'azione più trasgressiva tra due persone che si amano. E' guardandosi che ci si innamora e, il modo in cui ci si guarda, rivela i nostri pensieri.
Spesso sfuggiamo allo sguardo altrui per non farci leggere, per non voler essere così palesi e teniamo per noi le nostre emozioni in un pozzo buio.


Ma quante cose si possono capire con uno sguardo, quanti conflitti si potrebbero evitare, se solo ci perdessimo negli occhi dell'altro?

Viversi con gli occhi è un potente atto di seduzione e il silenzio di uno sguardo vale, a volte, molto più delle parole. I silenzi sono molto più eloquenti di tante discussioni e parole vuote, che, più che chiarirci, creano difficoltà! Nel silenzio dello sguardo vediamo l'altro nella sua essenza.

I nostri occhi parlano e molto spesso li abbassiamo. A volte gli sguardi diventano fugaci occhiate, credendo di conoscere l'altro così bene che non abbia più bisogno dei nostri occhi e noi dei suoi.

E invece i primi cambiamenti di una persona avvengono negli occhi, è lì che potremmo leggere la sua storia, capire i suoi tumulti interiori, le sue difficoltà, ma anche le sue gioie, i suoi entusiasmi, i suoi desideri che, come le paure, vivono sommersi.

Se più spesso guardassimo l'altro negli occhi, potremmo scoprire anche le nostre negligenze, le nostre difficoltà, potremmo leggere gli eventi da un altro punto di vista.

Molto spesso, invece, i nostri occhi si barricano dietro una visione superficiale, come una gelida isola, dove non lasciamo passare la  minima corrente di cambiamento e i nostri occhi diventano la nostra parte del corpo più nascosta.



08/09/10

L'ipocrita

E' difficile capire quando ci troviamo di fronte a una persona affetta da ipocrisia, un vizio che crea assuefazione tanto da scambiarlo per diplomazia. La diplomazia è la capacità di negoziare con le persone ma senza inganno, contrariamente all'ipocrisia che di quest'ultimo ne fa un largo uso.
Chi non riesce ad assuefarsi, la vive come un disagio, poichè tutti i giorni deve fare i conti con persone che cambiano: atteggiamenti, discorsi, facce e fatti in base all'occorrenza. Colui che si accorge di avere a che fare con un ipocrita è perchè quest'ultimo non ha buona memoria, spesso segue il suo filo logico che non è il filo della logicità altrui, ed essendo un convinto assertore del "Principe" di Machiavelli, là dove l'autore dice che "il fine giustifica i mezzi", non si rende conto che i mezzi che adotta sono squallidi e privi di ogni correttezza civile oltre che morale. L'ipocrita offende l'intelligenza altrui, pensando che la persona che si ritrova davanti, non riesca a carpire i suoi disegni mentali .
L'ipocrita ha la capacità di simulare una virtù allo scopo d'ingannare, e lo fa così bene, che diventa il vizio di coloro che non sanno essere limpidi. Dante li relega all'inferno, nella sesta bolgia. Essi se ne vanno lentissimi piangendo, e indossano cappe di monaci foderate all'interno di un potentissimo piombo, in una condizione di massimo disagio. Dante dà loro una sorte crudele facendogli rivivere quell'inganno.
L'ipocrisia deturpa i rapporti sociali come un sfregio e a pagarne di più è l'amicizia. E' difficile estirpare questa doppia faccia che ha come conseguenza l'incapacità di chiarezza, di non essere eticamente corretti, di ledere i diritti degli altri e col tempo vederla come un ottimo mezzo nel riuscire a raggiungere il proprio scopo.
Durante la mia giornata incontro ipocriti di ogni sorta e talvolta mi chiedo come si possa vivere così. L'ipocrita saluta all'occorrenza, nega davanti all'evidenza, si contraddice pur di ottenere dei vantaggi, assume varie maschere per assecondare i voleri degli altri per poi ricattarli. Tutto questo non è altro che l'incapacità di vivere la vita correttamente, assumendosi le proprie responsabilità, con la presunzione di poter scalzare gli altri con la propria astuzia. Come si possa instaurare un rapporto d'amicizia se lo stesso è inficiato dall'ipocrisia, questo non oso chiedermelo!
  1. Si può sostenere un rapporto del genere?
  2. Come fare per estirpare un costume radicato che ci fa perdere la fiducia nel prossimo?

06/09/10

Storia d'amore(2 parte)

"Un essere, per essere completo, ha bisogno di un'altra parte, la sua metà che si trova da qualche parte e Eros ci guida nella sua ricerca. Tu adesso, non proprio, anche più in là, devi trovare la tua metà, che forse è Carlina e quando l'avrai trovata passerai con lei la tua vita".
"Proprio tutta?"

"Si perchè per tutta la vita avrai bisogno di una parte che tu non hai, ma che ha Carlina!"
"E solo Carlina ha questa parte che manca a me?

"Forse solo Carlina. E quando avrai trovato questa parte, tu darai tanto amore anche agli altri, produrrai tanta pace tra gli uomini e calma sul mare, tregua dei venti, riposo e sonno a chi soffre. Amore è come un principio mediatore, tende sempre verso il bello"!

"E se uno è brutto?"
"S'intende verso le cose buone, se si è brutti si può avere un animo bello ed essere pago lo stesso".

"E se uno è bello?"

"Allora la bellezza ha anche un volto oltre a un'anima. La bellezza la puoi vedere ma anche sentire, quando la senti è amore. La bellezza di due anime è più preziosa di quella di due corpi, essa è eterna, che non nasce e non muore, non cresce e non diminuisce, non è bella per un verso e brutta per un altro, ma si presenterà come una forma unica e per sempre".
"Papà ma Carlina è bella, ha i capelli lunghi biondi e gli occhi verdi, quindi ha una brutta anima?"

"No, perchè mai, avrà sicuramente una bell' anima".

"Ma come faccio a vedere se è bella dentro?"

"Vivendole accanto e seguendola sempre, è la tua metà".

"Allora,così m'innamoro?"

"Si, questo vuol dire innamorarsi e te lo spiego la prossima volta! Per oggi basta!"

"Prometti?"
"Prometto!


Storia d'amore(1 parte)


Un bimbo chiese al padre:"Papà, mi spieghi che cos'è l'amore?"

"Sei ancora piccolo per queste cose, rispose il padre un po' sorpreso, te ne parlerò un po' per volta".
"Allora non è una cosa l'amore, ma ne sono tante!"

"Giusto, l'amore comprende tante cose!"

"Come può una parola includere tanti significati?"

Il papà, quasi costretto, cominciò a spiegargli:"Eros era un dio meraviglioso nato nella casa di Afrodite, dea dell'amore e della bellezza, quando per la sua nascita ci fu un banchetto. Qui, tra gli invitati, c'era Poros(Espediente) e Penìa(Povertà) che si addormentarono insieme e da loro nacque Eros. Era nato grazie ad Afrodite, e per questo Eros era bello e pieno di risorse, coraggioso, audace, cacciatore, preparava intrighi e per compagnia aveva la miseria"

"Papà, l'amore di cui parlo, non è questo!"

"Aspetta!"

"Eros era amore del bello!"

"Papà, chi ama il bello, che cos' ama?"

"Chi ama il bello vuole che diventi suo".

"E che vantaggio ha chi lo possiede?"

"E' felice. Amore è il desiderio di possedere il bene per sempre".

"E questo a cosa serve?"

"A generare, difatti generare e concepire è ciò che ci può essere d'immortale in un mortale. Amore è la cosa più potente e meravigliosa tra gli uomini, perchè tende alle cose buone e si accompagna a temperanza e giustizia."
"Ma io, fece il figlio, con Carlina quando le dico ti amo, le dico questo?"


03/09/10

Un buon libro


Ho letto tanti bei libri e la consapevolezza che siano stati tali, mi è stata data dagli insegnamenti ricevuti dal loro contenuto. Oggi diventa sempre più difficile imbatterci in buoni libri: molti vendono fumo, alcuni sono solo cornici di un vuoto, altri ancora hanno pretese troppo alte, altri si perdono a metà strada.
Già la copertina ci preannuncia le pretese del libro: l'immagine posta sopra deve evocare un'esigenza, un invito, un piacere o anche una necessità. In giro si vedono, spesso, copertine sontuose in relazione a contenuti inconsistenti. Mi piace il libro che, attraverso i particolari, mi invoglia alla lettura. La lettura non è forse un mettere le ali ai pensieri e alla fantasia?
Ci sono anche ottimi libri e sono quelli che si scoprono un po' per volta, quando leggendo, sprofondiamo nel contenuto tanto da stupirci. Lo stupore è uno stato di grazia che ci permette di calarci in una realtà diversa, facendocela apprezzare fino in fondo. E' questa la condizione che ci spinge ad andare avanti nella lettura senza interruzione. Già quest'aspetto, da solo, ci dice che siamo di fronte a un buon libro.
Un buon libro deve contenere saggezza, sapienza, indurre alla curiosità, deve ampliare i nostri orizzonti, far lavorare la nostra fantasia, renderci avidi del suo contenuto.
Un buon libro è quello che ci lascia un rigo, o una parola, o un'immagine dentro come se ci fosse stata tolta, perchè era già nostra prima senza saperlo.
Un buon libro non si legge mai una volta sola, ma di volta in volta, diventa un'esigenza andare a cercare quel particolare che ha prodotto in noi quel determinato benessere interiore.
Un buon libro è quello che aspetta come un devoto amico e spesso ci fa compagnia.
Un buon libro non è un libro, ma assume le sembianze di un essere animato che prima non c'era e ora è stato creato.
Un buon libro ci fa vedere,di volta in volta, sempre nuove realtà, perchè cresce con noi ed è un mistero come questo accada.
Un buon libro è quello sui cui fogli restano i nostri profumi, i nostri umori vari, le nostre ansie e le nostre paure, che abbiamo sviluppato sfogliando le sue pagine e questo è come un atto d'amore, tra noi e il libro, tra l'autore e il lettore.
Un buon libro resta nel nostro cuore per sempre e si unisce a tutti gli altri che nel tempo abbiamo letto, ormai vivono in noi come voci, echi, suoni misti al nostro sentire.