25/07/15

Il mio nuovo romanzo


Just Job è il mio nuovo romanzo edito dalla Graus.
In anteprima viene presentato a Vico Equense, mia città natale, giovedì, 30 luglio 2015, ore 18.00, nella Sala Polifunzionale della SS.Trinità.
A presentarlo, con me, ci saranno il dott.Ciro Daino, la prof.ssa Claudia Scaramellino, il giornalista Giuseppe d'Esposito, il duo Rosalba Spagnuolo e Francesco Cesarano e l'attore Piero Pepe che reciterà passi dal romanzo.
Dopo tre anni dai racconti  " Sotto le stelle d'agosto" Graus Editore, arriva un romanzo sulla condizione sociale di chi perde il lavoro e si trova fuori da quello che poco prima era il suo mondo. La storia è ambientata a Genova e  nei luoghi più belli della costa ligure, in uno scenario incantevole. Il protagonista, Marcello, dopo il licenziamento, avvenuto inaspettatamente, attraversa un periodo buio e di grande solitudine. L'incontro con il pescatore Lucio e la giovane Federica, gli darà la forza di riprendere quota, riordinando le fila della sua vita.




 

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19/07/15

Letture e letture

Leggiamo quello che ci propongono gli altri o quello che scegliamo noi?
Partiamo dal fatto che un libro lo si scrive per dire qualcosa: un messaggio, un pensiero, una proiezione, una verità, dei ricordi, un fatto storico...Sono tanti i motivi per cui si scrive un libro.
Ci sono libri che vogliono informare e altri solo divertire, libri per sognare e altri ancora per precisare. Un libro è un mondo in sè e, a prescindere dal motivo per cui  viene scritto, lo si legge sempre per curiosità.
Il lettore vuol essere solleticato, legge perché glielo hanno consigliato, o solo proposto, o forse viene a conoscenza di quello che non sa, o perché scritto da un personaggio noto, o solo per il piacere di leggere.
Leggere non ha leggi, si fonda solo sulla volontà di farlo così come ci sono libri e libri e far ricadere la lettura su quello e non altro, può accadere anche per caso.
Poi ci sono i lettori con pregiudizi che leggono solo una casa editrice o un autore, o un argomento o un amico o anche tutto quello che è nuovo, o quello che fa ridere o perché sono  storie vere...
Pubblicare per una casa editrice è sempre una scommessa per quanto concerne i contenuti e per far sì che ci sia  un vasto pubblico. Il pubblico ovviamente rappresenta lo share, come si dice oggi, ma talvolta, sia l'editore come il lettore sono dirottati su argomenti e letture in base agli entourage in cui vivono.
Non dovrebbe essere così. Se è vero che bisogna definire il contenuto e porgerlo in forma corretta è pur vero che il lettore non dovrebbe avere nessuna remora nel leggerlo. Leggere è capire e prendere atto, acquisire nuove conoscenze comunque e, se ci si pone davanti alla lettura con un pregiudizio, non sapremo mai che cosa poteva dirci. Solo conoscendo il contenuto e senza nessuna censura  possiamo formare il nostro pensiero, capire liberamente senza che gli altri pensino per noi e ci dicano quello che va letto. Anche i contenuti più scomodi non dovrebbero avere censure. Leggere ha a che fare con la libertà e il pensiero si forma in autonomia di giudizio e non quando gli altri ci forniscono tempi e modalità o temi e chiavi di lettura.
Posso conoscere l'autore e non essere d'accordo con lui, non conoscerlo e sapere dei suoi libri, può piacere un libro e non un altro dello stesso autore, possiamo definire uno bravo e un altro meno solo dalle nostre impressioni. La lettura dev'essere quanto più libera possibile. Sia gli editori, che i lettori e gli stessi autori che scrivono incanalandosi nelle cosiddette "linee" da tener presente,  limitano le stesse aspettative della lettura di quel libro. 
Spesso decidiamo a priori quello che non ci piace, ma io dico solo dopo aver conosciuto.
Se leggendo un autore che ci troviamo tra le mani perché regalatoci, o invitato a leggere e non ci piace per sentito dire, l'unica cosa che posso fare è leggerlo per dire in modo convinto e solo dopo averlo conosciuto, che realmente non mi piace.
Un lettore preparato  non si lascia condizionare da niente e da nessuno, così come un editore coraggioso non si lascia irretire dal pregiudizio di cosa pubblicare e allo stesso tempo un autore  scrive solo per quello che ha in testa di scrivere e non per operazioni commerciali.
Leggere è conoscere e solo la conoscenza ci permette di criticare, farlo a priori è solo presunzione.
E non esiste dover indirizzare le masse a questa o quella lettura. I grandi successi editoriali nascono senza un perché e quelli che invece hanno successo premeditato sono come gli amori di una stagione: passano velocemente. Un successo è più di un ingrediente, più di quello che siamo capaci di ipotizzare.
 
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07/07/15

C'è sempre posto per un sogno?

Sognare, c'è chi lo fa di giorno e chi solo di notte; chi crede che serva a farci perdere tempo, tanto non accade mai niente di quello che sogniamo, e c'è chi attende una vita intera per quello che spera. In ogni caso sognare non ha controindicazioni, né possiamo definirla una debolezza o ancora un aspetto del carattere.
E poi ci sono sogni e sogni. Ci sono i sogni eterni, quelli che abbiamo in mente e non si realizzano mai, ma ci sono anche quelli inaspettati, che accadono malgrado tutto. Sognare, diciamo la verità, è anche una parola abusata da quando le abbiamo trasmesso un alto valore, quello di rappresentare ciò che non c'è, che non possa accadere e che reputiamo impossibile. Tutto ciò che crediamo impossibile resta ascritto nel sogno e se poi accade, crediamo di esserci sbagliati e che quello era solo un fatto realizzabile.
 
Credo che la presentazione di questa parola e il suo apprendimento avvenga nella scuola d'Infanzia, quando le insegnanti, pur di vedere rappresentato il mondo del bambino sul foglio, raccontano tante storie in cui il piccolo si identifica a tal punto da non poterne fare più a meno. Impariamo, in questo tempo, a distinguere ciò che viviamo da ciò che pensiamo e manteniamo questi due piani distinti e separati come due mondi che si completino a vicenda.
Le storie, che abbiamo ascoltato nella nostra infanzia, hanno alimentato questa sfera insegnandoci a costruire, mentalmente s'intende, il nostro mondo. Ecco che se ci attardiamo a rispondere o a seguire, subito ci riprendono dicendo che siamo nelle nuvole e sogniamo ad occhi aperti
Ma legata a questa sfera c'è anche l'altro mondo del sogno, quello in cui non siamo coscienti e avviene durante il nostro sonno. In questo caso il materiale adottato è quello costruito con l'ascolto delle storie, quando abbiamo fantasticato e immaginato i nostri eroi con tanta passione. E lo viviamo così intensamente che possiamo svegliarci ridendo o piangendo, afflitti o felici come se quell'azione l'avessimo vissuta.
Ma in ciascuno di noi c'è un battesimo dei suoi sogni sin da piccoli, cioè un momento in cui si è avuto bisogno così insistentemente di crearsi un mondo alternativo, che se facciamo uno sforzo possiamo dargli una data.
Anch'io l'ho fatto e mi sono ricordata che alla scuola dell'Infanzia dovevo sempre seguire le compagne più lente nei lavori quando io finivo prima. In quel caso lasciavo la compagna a colorare quello che le disegnavo mentre rappresentavo il mio mondo fatto di prati, aquiloni, animali, mare e quando il foglio era strapieno, mi raccontavo da sola quella che avevo rappresentato. Ne uscivano storie che, le compagne a me affidate, ascoltavano senza fiatare mentre l'insegnante, visto il mio successo, me ne mandava altre. A questa situazione, che non mi andava più bene, poiché limitava la mia attività fantastica, ovviai non andando più a scuola materna e restandomene a casa dove avevo maggiori possibilità di costruire con ogni mezzo il mio mondo interiore. Nessuno obiettò, né le insegnanti che sapevano di limitarmi, né i genitori che conoscevano quello di cui ero capace. Riempii la casa di fogli rappresentati,  di costruzioni, di modellini da riprendere...Quando ero intenta a disegnare i miei nonni si affacciavano e dicevano tra loro:" Lasciala stare, sta sognando".
Ho capito che sognare è anche assecondare la propria indole, il processo interiore, con la necessità di scoprirsi e costruire di nuovo. Sognare è fare proiezioni su quello che già sappiamo, montare e smontare il futuro, rivedere il passato, prenderne spunti...E poi credere in quello che amiamo, che desideriamo, di cui siamo capaci di costruirci. Sognare non è poi così lontano dal vivere e non poggia nel vuoto. Sognare ha sempre una base reale, vicino a noi, una base su cui siamo già saliti. Sognare è esprimersi al meglio cogliendo l'essenziale, quello che realmente siamo e non come ci vedono gli altri.
Fare una disamina della propria vita serve a capire anche la natura dei nostri sogni e quanto essi siano legati alla realtà.
 
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