Le opere di Asturi attraggono, captano l’attenzione come se avessero quel “quid” di cui egli stesso parlò quando voleva trovare un punto chiave sul viso di Benedetto Croce che glielo facesse dipingere come meritava. La pensosità del filosofo doveva emergere in tutta la sua imponenza e, finalmente, quella vena rigonfia sulla tempia gli diede il pretesto.
Le tele parlano attraverso le linee e i colori, le masse e le forme. Bastano piccoli tratti, segni, pennellate anche rapide per definire. Molti hanno visto in questa tecnica una qualità scadente della sua pittura, a fronte di una quantità eccessiva di opere prodotte.
Chi si sofferma sulla pittura di Asturi e ne studia, oltre il tempo e le correnti possibili cui collocarlo, le linee e quei segni, quella luce e quei toni scelti accuratamente, capirà un aspetto fondamentale: la sua pittura è poesia. Tratti che emergono da una conoscenza approfondita e dalla bellezza del suo territorio, dall’amore filiale verso sua madre, che tante volte riporta sulla tela.
La scioltezza e lo scatto del pennello di Asturi nascono dal vivere quelle scene, dal conoscerle profondamente, e dal tracciarle con tale sicurezza da rendere il gesto veloce, dove la velocità è proporzionale all’amore che egli stesso investe in quella realtà. Per qualche detrattore, quella continuità di paesaggi e luoghi che ostinatamente continua a dipingere rappresenta un aspetto poco poetico. Per costoro il pittore dovrebbe variare per risultare più attendibile e creativo. Ma Asturi dà il meglio di sé nei suoi luoghi, nella sua terra.
Non solo i personaggi e i volti esprimono la sua profonda conoscenza di ciò che dipinge, ma anche gli scorci, le chiese, le strade, le spiagge e i paesaggi interi si personalizzano assumendo caratteristiche di soggetti parlanti. Rapidità come sinonimo di conoscenza e sicurezza, per dare loro l’eternità del movimento o del sentimento, per trasmettere espressioni affettuose o deludenti, malinconiche, taciturne.
La gioia è nella luce, nei colori, nell’aprirsi agli altri. Le figure sono sempre espressive, compatte, unite, in blocco, chiuse, oppure in movimento per lottare, per agire; ma molto più spesso sono pensose, riflessive, cariche di lavoro interiore, tristi. Sono scatti di pose per rubare il momento. Egli stesso afferma: “Cerco di mettere nelle mie cose non il tempo, né il fine, né oggi, né ieri, né domani, ma solo il sempre!”.
Lontano dalla sua terra deve invece seguire una scia, un confronto, un modello, un incantesimo che gli conceda la spinta necessaria, come se fosse nella sua Vico Equense. Altrove i tratti del pennello diventano più precisi, più nitidi, quasi a compensare, con la definizione dei contorni, ambienti e persone che non conosce.
Nella sua terra è proprio la luce a illuminare la sua pittura: quella stessa dei pomeriggi assolati, del mare verde smeraldo, del cielo sempre chiaro, sgombro da nuvole imbronciate, e del sole che mette in corpo una tale frenesia da tradursi in creatività. Quasi avesse l’urgenza di trasferire quel mondo sulla tela, così come si presenta al suo spirito, per poi ridargli lustro col colore. Veloce per fotografare l’ispirazione nel suo attimo nascente.
La pittura di Asturi è contagiosa per la luce e passionale per i colori, è poesia per ciò che esprime. Altrove offre una pittura camaleontica: si adatta ora al futurismo, ora a dipingere luoghi sconosciuti, ora a provare soggetti a lui poco congeniali.
Il Maestro è vivo solo qui; anche l’Accademia fu per lui la mortificazione della creatività. Asturi e Vico sono un binomio indissolubile. L’uno senza l’altra sono discorsi incompleti. Il luogo ha temprato la sua tela, ha impresso il suo territorio, ha suggerito i suoi personaggi, le tradizioni e le abitudini.
E se Asturi non avesse ritratto questa città nei suoi mille volti — con i suoi vicoli, i porticati, il mare, le spiagge, le carrozzelle, le madri, la sua gente — Vico avrebbe molto meno di quello che oggi possiede grazie a lui. Un artista che dipinge con tanto amore la sua terra, con continui spunti che mai si esauriscono, lo fa per restare nel suo abbraccio, così come la sua terra aveva trovato in lui il suo cantore, il suo aedo, il suo tramite, il suo sensibile e fine conoscitore.
Il vento, il mare, gli alberi, le case, le piazze acquistano vigore sotto i suoi pennelli. E se la luce dona alle tele una sorprendente felicità, un benessere psichico, d’altra parte la stessa felicità sottende una malinconia che sempre emerge, da qualche parte della tela, a contrastare la luce. La poesia è qui. L’allegria dei colori e della bellezza, del fine disegno, si oppongono spesso al significato stesso del soggetto ritratto.
È inutile e, oltretutto, pericoloso voler cercare a tutti i costi in Asturi contaminazioni ora della scuola napoletana, ora del futurismo, poi di Antonio Mancini; qualcuno azzarda Francisco Goya o Pablo Picasso, e poi Rembrandt o Peter Paul Rubens. Sono tutte posizioni egoistiche, tese a volerlo accomunare a un tipo di pittura già vista e conosciuta.
Asturi, invece, è un grande pittore proprio perché non si è lasciato sedurre né contaminare. La sua è una pittura originale, personale, espressiva, fatta di linee e tratti rapidi. Il pennello dà forma a ciò che lo spirito gli suggerisce, consapevole che subito dopo sarà già un’altra cosa, un altro suo resoconto. Rapidità per tracciare un tempo che soffoca? Per definire le ansie dell’anima? Per contrastare le malinconie della vita?
Molto probabilmente Asturi, se fosse stato un uomo colto, non avrebbe dato alla pittura il meglio di sé, poiché si sarebbe espresso con altri linguaggi, magari alternandoli o servendosene tutti in egual modo. Il fatto di non aver potuto frequentare scuole gli ha dato un estro maggiormente affinato, esprimendosi attraverso un solo canale. E la sua pittura parla, afferma, conferma il suo pensiero.
Se potesse essere tradotta in prosa, sarebbe quella di Tacito, lo storico romano che, con frasi brevi e spezzate, asimmetriche, periodi rapidi, con mancanza di soggetti e verbi all’infinito, scriveva i suoi Annali. Tacito è un artista oltre a essere uno storico, o meglio uno storico-artista. Come la prosa tacitiana ci lascia immaginare perfettamente i fatti storici nella loro essenzialità ma anche nella loro ricca umanità, così la pittura del Nostro riporta sulle tele il vero della vita e i sentimenti degli esseri viventi.
L’originalità di Asturi è quella di assomigliare sempre a se stesso pur nei cambiamenti della vita.
Riportò l’eruzione del Vesuvio del ’44 su una tela, mentre assisteva in diretta all’esplosione del vulcano, ricordando quanto accadde a Plinio il Vecchio nel 79 d.C., sotto l’imperatore Tito, quando dalla spiaggia di Stabia trovò la morte, sopraffatto dai gas e dal calore sprigionati dall’eruzione.
Il suo periodo migliore fu negli anni Cinquanta e Sessanta, in una Vico che viveva la ricostruzione postbellica, in preda a continui mutamenti sociali ed economici.
L’Italia, nel 1957, contava 47 milioni di abitanti. Il censimento descriveva un Paese giovane per il 26%, mentre gli ultrasessantacinquenni erano l’8%. La durata media della vita era di 65 anni e vi erano in media due figli per coppia. Era il periodo delle emigrazioni sia interne sia verso l’estero. Il Settentrione rappresentava un grosso bacino di raccolta mentre, all’estero, tra le mete ambite vi erano l’America, seguita da Francia, Belgio, Svizzera e Germania.
L’Italia era ancora un Paese prevalentemente agricolo che iniziava una lenta trasformazione, a partire da una forte espansione edilizia e dal conseguente impulso alle attività collaterali. Nel 1953 nacque ENI sotto la guida di Enrico Mattei. Nel 1955 venne presentata la Fiat 600 che, insieme alla Fiat 500, sancì l’ingresso dell’Italia nella società dei consumi.
Il 1956 fu invece l’anno della costruzione dell’Autostrada del Sole, che mise in comunicazione Nord e Sud da Napoli a Milano. Nello stesso anno debuttò il celebre programma televisivo Lascia o raddoppia? di Mike Bongiorno, seguito soprattutto nei bar, allora principali luoghi di aggregazione e spesso unici dotati di televisore.
Erano gli anni dei primi elettrodomestici, della donna che acquistava una nuova consapevolezza, iniziata con il diritto di voto nel 1946. Per il Sud cominciò un periodo di interventi straordinari. Nel 1960 la lira fu proclamata moneta dell’anno.
Asturi fu un pittore inesauribile anche nei suoi soggetti ricorrenti, come le amate maternità, tutte ferme nella loro serenità, simbiosi perfetta tra madre e figlio. La tranquillità materna è segno d’amore, ma cela la preoccupazione per il futuro, ben sapendo che un figlio arreca affanni e che, pur nella consapevolezza, la madre si mostra felice.
Altro soggetto caro al Maestro sono le amate carrozzelle, che molti credono essere un soggetto soltanto commerciale. La carrozzella — mezzo di trasporto formato da calesse, cavallo e cocchiere — dà adito a molte interpretazioni, tra cui quella della metafora della vita.
Se mettessimo in sequenza tutte le carrozzelle, come fotogrammi di un film, otterremmo il tempo della vita e i suoi travagli. Sono spaccati ricchi di malinconie, attese, affanni, corse e stasi, proprio come la vita impone all’uomo. La carrozzella diventa rappresentazione di un mondo, un viaggio all’interno dell’uomo che corre, si affanna e non giunge mai davvero a destinazione.
Un po’ come accade al pittore, che si prefigge di rappresentare la bellezza della vita ma continuamente gli sfugge di mano: un momento prima la possedeva, e subito dopo è già mutata. Nella corsa a trattenere tutto senza mutamento si innesta l’irrequietezza del pittore, desideroso del vero e del reale, che in lui assurge a sintesi artistica.
I ritratti di Asturi sono invece ricchi di un disegno accurato nei contorni e nelle forme, da cui emerge l’esistenzialismo dei personaggi. Nessun volto è mai sorridente, anche quando è pieno di luce. La malinconia si nasconde come un’ombra in ciascuno. L’ombra come elemento contrapposto alla gioia, che per sorreggersi ha bisogno del buio: una sorta di piacere e dolore della stessa moneta che è la vita.
Asturi dà il meglio di sé nel realismo dei protagonisti che ritrae in spaccati di vita, in momenti insoliti, con rappresentazioni nuove, estemporanee, mai descritte prima: la vecchia che legge il giornale, la donna in preghiera, l’asino con la soma, i fratelli, il pescatore. Momenti di vita quotidiana ripresi con cura e chiarezza.
Asturi vive per la sua arte e la sua terra diventa lo strumento indispensabile della sua pittura.

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