Paloma

 

                                                 Pablo Picasso, Donna spagnola.


Paloma meriterebbe un romanzo tutto per sé, e invece l’ho inserita in Al largo di Santa Cruz, dove ha un ruolo materno nei confronti del protagonista. Non ho avuto alcuna difficoltà a collocarla in quel punto della storia: quel ruolo era suo, senza ombra di dubbio.

A volte mi chiedo se sia l’autore ad avere bisogno di un personaggio, oppure se sia il personaggio a emergere con tale forza da trovarsi, da solo, nel posto giusto al momento giusto.

Così è stato per Paloma.

Nel romanzo è la donna che si prende cura, con fare materno, del capitano. È un personaggio silenzioso, amorevole, una sorta di nutrice del corpo e dell’anima di Jacopo.

Paloma è nativa di Cartagena, in Spagna. È arrivata qui dopo aver conosciuto, in giovane età, un capitano sorrentino e aver deciso di seguirlo. L’incontro con lei è stato casuale. O forse no.

L’ho conosciuta quando andai a visitare una villa sui colli di Fontanelle. Cercavo un luogo tranquillo, con vista panoramica, adatto al mio spirito creativo. L’appuntamento era nel pomeriggio, ma una volta arrivata mi dissero che i proprietari non avevano lasciato le chiavi al custode. Stavo per andare via quando arrivò lei, con le chiavi.

Arrivò a bordo di una Smart nera. Inchiodò dietro la mia auto e scese. Dal modo in cui aveva frenato mi aspettavo una ragazza; invece era una donna matura, calma, con il viso colorato dal sole. Aveva i capelli neri raccolti, una gonna ampia floreale e una maglia leggera che le lasciava scoperta una spalla.

Mi colpì subito il suo modo di muoversi: fluido, dolce, quasi da danzatrice. Gli occhi neri, mediterranei, e due ciocche ribelli le cadevano sul viso.

Si avvicinò, sorrise e si scusò per l’attesa. Sembrava una persona di famiglia, come se ci conoscessimo da sempre. Senza nemmeno pensarci, le diedi del tu e la seguii.

La sua gonna, mossa dal vento leggero che arrivava dal mare, sfiorava le mie gambe mentre camminavo dietro di lei. Il passo era quello di una ballerina, con una leggera andatura ondeggiante.

Arrivate davanti alla casa, una struttura d’altri tempi, grande e signorile, spalancò la porta e mi fece entrare. A dire il vero, la casa passò subito in secondo piano: era lei a catturare tutta la mia attenzione.

Parlava con un leggero accento spagnolo e mi guidava tra gli ambienti con precisione e naturalezza, come se fosse la padrona. Per visitare l’esterno mi diede persino un paio di stivali di gomma.

Quando arrivammo alla staccionata che separava il giardino da uno strapiombo spettacolare, vedendomi attratta dalla bellezza del panorama, disse:

“Tanta bellezza davanti… e tanto dolore in questa casa.”  I suoi occhi si strinsero, come se volesse guardare lontano, o forse evitare un ricordo. Le chiesi, quasi senza pensarci, se quella casa fosse sua. Si girò e mi lanciò uno sguardo acceso, sorpresa che avessi capito.

Ci sedemmo su una piccola panchina sotto un salice e mi raccontò la sua storia, a frammenti.

Aveva circa cinquant’anni. Era sposata con il suo capitano, ma dopo la morte del figlio non erano riusciti a superare insieme quel dolore. Lei lo riteneva responsabile di quella perdita, e questo li aveva divisi. Quella casa era sua. Ma aveva deciso di lasciarla e tornare in Spagna, da sola. Le chiesi perché.

“Perché è necessario tornare”, mi rispose. Le dissi che era ancora giovane, che avrebbe potuto rifarsi una vita. Ma lei mi guardò chiedendosi: “Che senso ha, se quella che avevo, l’unica che volevo?”

Non seppi cosa rispondere.

La perdita di un figlio è forse il dolore più grande che esista. E in lei si vedeva tutto: negli occhi, nelle mani, nel sorriso appena accennato.

Restammo a parlare per ore, dimenticandoci completamente della casa. Non era più una visita: era un incontro con il suo dolore. Non l’ho più dimenticata. È rimasta in un angolo del mio cuore, con quell’espressione che ogni madre riconoscerebbe.

Forse è anche per questo che, nel romanzo, le ho dato un ruolo materno. Come se, in qualche modo, potessi restituirle qualcosa.

So già che un giorno sarà lei la protagonista. Perché la sua storia merita di essere raccontata tutta intera.

Non ho mai più avuto il coraggio di tornare in quella casa. Non ho nemmeno pensato se mi piacesse oppure no. Quella casa era lei. E lei aveva deciso di lasciarla.

È davvero tornata in Spagna.

Nel romanzo accompagna il protagonista verso casa, in costiera. Forse, inconsciamente, coltivo ancora questo desiderio: farla tornare.

A presto, Paloma.



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