"I promessi sposi s'hanno da studiare"

 

Autore sconosciuto, L'incontro di Don Abbondio con i bravi, XIX secolo

Studiare I promessi sposi ai primi anni di Liceo, secondo il ministro, non sarebbe più adatto perché i ragazzi non lo capirebbero. Ma davvero siamo arrivati a questo? 

Nell’epoca della tecnologia, dei social, delle immagini che scorrono veloci sugli schermi, improvvisamente non siamo più capaci di seguire una storia che ha accompagnato intere generazioni? Sarebbe come dire che certi libri non parlano più agli uomini, quando invece continuano a raccontare ciò che siamo.

Non ditelo a Don Abbondio, che già vive nel terrore e che adesso dovrebbe pure sentirsi messo da parte. Immaginate l’assillo con cui tormenterebbe Perpetua. E i bravi? Senza Don Abbondio, a chi farebbero paura? E la povera Lucia Mondella, pronta con il suo abito di nozze, che vede arrivare Bettina ad annunciare l’arrivo di Renzo Tramaglino sulla soglia di casa. Una scena che conosciamo quasi come fosse parte della nostra memoria personale.

Siamo cresciuti con queste figure nella mente: la Provvidenza imparata quasi senza accorgercene, il popolo protagonista della storia, il male incarnato in Don Rodrigo, la conversione di Ludovico in Fra' Cristoforo. E poi Agnese, capace di escogitare sempre una soluzione; l’Azzeccagarbugli, diventato persino un modo di dire; il conte zio, il Griso, il Nibbio, personaggi che ancora oggi sembrano vivi. E come dimenticare La monaca di Monza, storia nella storia, o L'Innominato, una delle figure più potenti della nostra letteratura?

Alessandro Manzoni non ha scritto soltanto un romanzo. Ha costruito un mondo. Un mondo che parla di paura e coraggio, di giustizia e sopruso, di fede, fame, peste, amore e potere. E forse proprio per questo continua a resistere al tempo. Perché dentro quelle pagine ci siamo ancora noi.

La barca che accompagna Renzo e Lucia oltre l’Adda vale più di mille immagini sui social. Don Abbondio che incontra i bravi è una scena che sembra dipinta da Caravaggio. Il castello dell’Innominato ha il fascino oscuro dei grandi romanzi gotici. Altro che libro lontano dai ragazzi: dentro c’è avventura, tensione, paura, colpi di scena, ironia, tragedia. C’è la vita.

Forse il problema non è che i ragazzi non capiscano più i classici. Forse il problema è come vengono presentati. Perché un grande libro non chiede di essere semplificato o allontanato, ma raccontato con passione, senza sunti o edizioni facilitate. I classici non sopravvivono per obbligo scolastico: sopravvivono perché continuano a parlare all’animo umano.

E allora sì, I promessi sposi s’hanno da studiare. Perché certi libri non appartengono soltanto alla scuola, ma alla nostra identità culturale. Ci insegnano a guardare il mondo, ci lasciano immagini che non si cancellano e parole che ritornano negli anni. Un matrimonio può anche saltare all’inizio, ma un libro capace di attraversare i secoli è davvero per sempre.

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