La mente e il tempo

 





 Il tempo è il nostro contenitore: più cose facciamo in poco tempo, più crediamo di essere efficienti. Quando riusciamo a fare tante cose, a portare a termine obiettivi, a concludere situazioni, ci sentiamo degli eroi.

Questa non è una regola: siamo noi ad averle dato un valore matematico. Se riesci a fare tante cose, significa che sei bravo a contenerle tutte. Ma la matematica, essenziale per certi versi, non lo è per altri. Ci sono idee che nascono lentamente, che affondano la loro forza nella riflessione, nel ripensamento, nella rivalutazione, nell'osservazione. Tutte operazioni che si diluiscono nel tempo.

Il pensiero ha bisogno di altri pensieri, di supporti fatti di conoscenze, considerazioni, attimi di decisione, esperienze e conoscenza approfondita. E oggi non c'è tempo per queste operazioni mentali. Pensiamo di essere, a nostra volta, delle intelligenze artificiali: immetti delle informazioni e ti esce il prodotto.

L'intelligenza umana funziona diversamente. Tu poni la domanda, ma la risposta attende prima di venir fuori. Non è automatica, ma lenta e progressiva. La risposta cerca nella nostra conoscenza, chiede quando non riesce a trovare la giusta esperienza, ha bisogno di far decantare la stessa domanda, come se avesse una propria autonomia e riuscisse a cavarsela da sola. Ma ha bisogno anche di supporto, di dati e di fatti da confrontare, verificare, confutare.

Il cervello è un elaboratore, una centrifuga, un miscelatore, un fantasista, un creativo, concepito per contenere il vecchio e il nuovo, gli errori e le giuste valutazioni. Non è rigido, ma plastico; non è inerte, ma vive nella stessa domanda che pone; non è freddo, perché continua a elaborare anche quando pensi ad altro.

Da questa prospettiva si capisce come il tempo sia il suo carburante: la continua riflessione sullo stesso argomento, una variazione sul tema che si aggiunge a quella precedente e, insieme, viene rielaborata.

Anche questo linguaggio da macchina non aiuta l'esempio. “Formattare” lo prendiamo a prestito, ma forse è più giusto dire controllare, aggiungere, mediare, ricostruire, produrre.

Un pensiero ben articolato, un'idea pronta e valida, è solo l'ultimo passo di una lunga riflessione. E non è detto che, una volta arrivati a una conclusione, essa non possa cambiare. C'è sempre qualcosa da aggiungere, migliorare, verificare, oppure qualcosa che non va più bene. Non c'è mai l'idea ultima, ma tante idee che si fermano in un punto e che restano perfezionabili.

Si capisce, da questo discorso, che ogni cosa ben fatta richiede tempo, mentre tutto ciò che portiamo a termine velocemente non può dirsi veramente finito.

Così, se scrivi una poesia, passano giorni; se devi prendere una decisione, lo stesso; se devi maturare un'idea, idem. Il tempo è quello che ci vuole.

Quando dicono che perdi tempo, non sanno che stai processando.

Forse è proprio questo l'equivoco: abbiamo imparato a misurare il valore di ciò che facciamo attraverso la velocità con cui lo facciamo. Ma il pensiero non ha una velocità. Ha un tempo.

E quel tempo non è vuoto, non è inattività, non è attesa. È il luogo in cui le cose si incontrano, si scontrano, cambiano forma e finalmente trovano un senso.

Per questo non tutto ciò che richiede tempo va inteso come lento. A volte sta semplicemente diventando qualcosa.

E forse, quando pensiamo di non stare facendo nulla, è proprio allora che stiamo facendo una delle cose più importanti: stiamo pensando.

Il tempo non è ciò che separa il pensiero dal risultato; è ciò che permette al pesiero di diventare risultato.

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