SOGNI E DESIDERI

Tutti abbiamo dei sogni che viviamo a occhi aperti, dove siamo i protagonisti assoluti, perennemente in azione, a vivere emozioni come se fossero vere. I sogni aiutano a vivere e ci accompagnano per tutta la nostra esistenza. Essi toccano tutti indistintamente.


Sognare è un potente anestetico, la condizione naturale nella quale siamo in perfetta sintonia con la parte più profonda del nostro essere. Nel sogno ci liberiamo della realtà per navigare nel nostro mare. Che cosa costruiamo nei nostri sogni? In essi elaboriamo i desideri, le paure, tutto ciò che non abbiamo e quello che non potremo mai avere, le azioni future, gli affetti e le attese continue cui andiamo incontro. In questo nostro mondo ci sono anche i ricordi più belli, che rispolveriamo continuamente.


Sono le attese più di ogni altra cosa che viviamo nel sogno, che ci rendono impazienti e ci danno la forza necessaria per inoltrarci in qualsiasi avventura e che attendiamo come premio per le nostre sofferenze. L'eterna attesa è quasi la nostra condizione più naturale, in cui ci troviamo in tutta la nostra vita. Ogni nostro progetto comincia con un sogno. Questo stato di grazia si presenta a noi con creatività, fantasia, passione, speranza ed è necessario per non cadere nella noia della vita.


La nostra più grande capacità di esseri umani è proprio quella di prevedere, immaginare e vivere anzitempo il nostro futuro e col sogno lo facciamo in modo magico, dove si sposano perfettamente il reale e l'utopico. Nella sua opera,"Il caso e la necessità", il biologo e filosofo francese Jacques Monod asseriva che:" Il progetto dà ragione all'essere e l'essere ha senso solo in virtù di un progetto". Nel sogno c'è il futuro, la proiezione del nostro presente. Il presente lo si vive per il futuro e il futuro nasce dal passato, è una storia in divenire, un puzzle che cresce continuamente.


Sognare è volare, alzarsi dal mondo e attraversare nuovi scenari, sorvolare la nostra base, perlustrare i nostri abissi, esplorare l'insindacabile e viverne l'attesa. Il volo non è poi così lontano dalla realtà e proprio quando mettiamo le ali, vediamo meglio, ci scrolliamo di dosso dubbi, paure, tensioni e diventiamo leggeri, sospesi. L'essere sospesi ci fa soffrire di meno, ci consente di attutire i colpi, di planare dolcemente. E' importante non spiccare un volo troppo alto come quello di Icaro, il quale se avesse dato ascolto a suo padre Dedalo, non sarebbe caduto in volo per aver osato avvicinarsi al sole, tanto che i raggi sciolsero la cera delle sue ali. Icaro è ciò che potrebbe accaderci se facessimo un sogno di grosse pretese e volessimo emulare chi è più grande di noi. Dobbiamo imparare a volare con le nostre ali e far attenzione a non perderle, e tenerle lontane dal sole per non cadere. Gli alleati dei nostri sogni sono i libri che ci aiutano mostrandoci panorami sempre nuovi in cui poter spaziare.


Nella lettura si fondono universi diversi: il nostro e quello degli altri e mettiamo a confronto le nostre emozioni. Leggere è un pretesto per imparare a volare e attraverso i voli fantastici allarghiamo i nostri orizzonti, riusciamo a vedere sempre un po' di cielo in più che ci immette in altre realtà. Leggere è sognare e dare voce ai nostri bisogni, ai nostri desideri che nel tempo perdurano e non ci lasciano e non aspettano altro che diventare realtà.



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Tu preghi?

Il verbo pregare per i Latini, che erano molto più precisi di noi, aveva più di un'accezione: chiedere qualcosa (peto, is), pregare qualcuno (oro, as), recitare preghiere (mittere preces), supplicare (rogo, as). Nella sua accezione religiosa, è intesa nel senso di rivolgerci al nostro Dio e interagire con lui. E' un porsi in ascolto dove Dio si manifesta a noi, intercede con la sua protezione, la grazia, il suo abbraccio. Pregare è innanzitutto un rapporto d'amore, come diceva il poeta Mario Luzi: si prega colui che amiamo, al quale siamo devoti. Quello che non sappiamo è "che Dio ci cerca per primo e che desidera non perderci".

San Paolo affermava:"Io sono stato trovato anche da quelli che non mi cercavano e mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me".La preghiera ha per padre il silenzio e per madre la solitudine.

Spesso vediamo la preghiera più come una richiesta, un desiderio, un volere fortemente una determinata situazione. Padre David Maria Turoldo diceva che la preghiera per ottenere qualcosa è inutile farla, perchè Dio conosce tutto di noi, lui sa già di che cosa abbiamo bisogno. Per lo scrittore Albert Camus il mondo è disegnato come un interrogativo lanciato verso l'alto, è la domanda che viene rivolta a Dio ed è questa la funzione della preghiera. Il filosofo austriaco Ludwing Wittgenstein vedeva nella preghiera un riflettere sul senso della vita.
La nostra fede è sempre mutevole, tra alti e bassi, tra la passione e lo scetticismo, tra il voler ricevere e non dare, un rapporto spesso fragile e a volte quasi inesistente. La preghiera s'innesta come un cammino parallelo alla nostra vita, come uno strumento di cui abbiamo bisogno per comunicare con un essere al di sopra di noi e, come in ogni rapporto d'amore, essa esige costanza.

Pregare è ringraziare, è una necessità interiore, un bisogno vitale per tenere dentro di noi sempre una fiamma accesa, è il respiro della vita cristiana. Essa non è fatta solo di parole, ma ha la veste di un semplice comportamento, di una umilissima gestualità, di un porsi in silenzioso ascolto.
E' anche vero che, quando si prega, si prova un pudore che non avvertiamo nelle altre nostre attività, perchè emerge di noi la parte più vera, più intima e indifesa. Pertanto è più difficile pregare con gli altri, dovremmo trovare prima la nostra dimensione personale.
La preghiera risente della nostra stabilità psicologica, delle motivazioni che abbiamo, del nostro rapporto col prossimo, della nostra visione della vita e del nostro vissuto. Eppure non dovrebbe essere così!

Per la Chiesa la vera preghiera sono i Salmi e quando li recitiamo è come se pregassimo tutti insieme, mentre la preghiera personale o il rosario è più intima e di ciascuno. Pregare in coppia o in famiglia è importante così come la preghiera dove chiediamo di ottenere qualcosa, dove siamo disposti a sacrificarci per la nostra causa. Quest'ultima deve avere un testimone: il sacerdote. In qualsiasi modo si faccia e in qualsiasi religione essa avvenga, la preghiera è il nostro legame più forte che abbiamo con Dio.

Oggi c'è un grande bisogno di pregare, di sintonizzarci con la nostra interiorità e il nostro Dio che ci cerca continuamente, mentre noi siamo distratti e poco attenti alla sua voce. Madre Teresa di Calcutta era solita regalare agli amici cinque chicchi di riso dando a ognuno un significato: il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l'amore. Il frutto dell'amore è il servizio. Il frutto del servizio è la pace"

Che cosa chiedere pregando? Marcello Camillucci, nel libro intitolato "Della preghiera" scrive: "O Signore, fa' che nell'orma del tuo passo sulla sabbia del tempo, in cui sono scritti i nomi di tutti gli uomini, vi sia anche il mio, perchè, sfuggito alla memoria, permanga nell'eternità".



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Narciso, il caso discusso del Caravaggio.

Caravaggio, Michelangelo Merisi, con la sua pittura ha sconvolto la tecnica e la visione della realtà per dipingere "il vero svelato dal lume della natura". Artista nato a Bergamo nel 1571, è il pittore più amato, copiato e ammirato del nostro panorama artistico. Tra le sue opere emerge anche il Narciso, di indiscussa bellezza, che gli è stata attribuita dopo lunghi anni di diagnostica e di restauro.

Rossella Vodret ha curato un testo particolarmente interessante sul Caravaggio, che ho letto con immenso piacere e ho molto apprezzato per l'ampia trattazione, le immagini nitide, la critica relativa alla composizione delle opere e i riscontri emersi dal restauro, il tutto documentato in modo ineccepibile. Un'opera esauriente ed esaustiva dove si discute delle fasi di studio per la sua attribuzione a favore di Caravaggio.
La bellezza del dipinto è tutta ripiegata in questo sguardo del fanciullo che si specchia nell'acqua, nell'azione stessa di ammirarsi o comunque scoprirsi per la prima volta quasi come un rivelarsi a se stesso.

Narciso è un mito ampiamente ripreso in letteratura con molte opere che si rifanno al giovinetto il quale, specchiandosi nell'acqua, si innamora della sua immagine. Tra i capolavori, che si fondano sull'amore per se stessi, impossibile non citare Il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, ma anche Controcorrente di Joris Karl Huysmans, Il Piacere di G. D'Annunzio e, prima ancora, le Bucoliche di Virgilio dove il pastore Coridone effettua la stessa scoperta, per trovare ampio spazio e la sua migliore celebrazione nelle Metamorfosi di Ovidio.
Da sempre Narciso rappresenta la nostra lotta interiore dove l'io assume proporzioni smisurate. E' un tema sempre caro, sempre nuovo, difficile da esaurirsi per le aperture continue su cui ci immette e produce fiumi di parole grazie al suo fascino. 
Sin dall'inizio Caravaggio si serve del testo ovidiano delle Metamorfosi per porre mano al suo Narciso là dove dice: "Il fanciullo spossato dalle fatiche della caccia e dalla calura, si getta bocconi, attratto dalla bellezza del posto e della fonte, ma mentre cerca di sedare la sete, un'altra sete gli cresce: invaghitosi della forma che vede riflessa..."
L'emozione di questo Narciso è innanzitutto nella massa compositiva, in una posizione così anomala e compatta che mette in primo piano alcuni elementi: il ginocchio illuminato quasi in posizione centrale, la luminosità della manica a sbuffo che cattura la nostra attenzione, la posizione del viso e l'appoggio delle mani.
Dagli studi effettuati sulla tela si perviene al suo processo generativo, attraverso una serie di radiografie che ci informano dei ripensamenti in itinere e che il risultato finale è stato il frutto di continui cambiamenti. I pentimenti del pittore sono avvenuti, in questo caso, non per essere aderente alla realtà, come di solito avviene nella pittura di Caravaggio ma per riprendere lo stupore che qui ha il suo momento di gloria in questa flessione, dove la testa effettua una rotazione spropositata per spingersi nell'acqua a riflettersi.
Caravaggio apporta vari cambiamenti tra cui: la mano a destra, inizialmente nell'acqua, il ciuffo di capelli riverso sulla manica e l'innalzamento della figura nell'ultima versione. Caravaggio non si è limitato a raccontare il mito, ma ha racchiuso nella tela l'acme del momento più intenso, quello del desiderio di possedere il suo riflesso. Il motivo emerge così bene che è stato necessario un inganno visivo: sia il riflesso del ginocchio che il profilo del viso risultano essere spostati verso l'alto. Inizialmente la mano a destra era completamente immersa nell'acqua e il ciuffo di capelli mancava. La tecnica è stata quella di dipingere la parte superiore ribaltando il tutto a 180 gradi con l'aiuto di un gioco di specchi.
In natura non si verifica una posizione del genere per guardare la propria immagine riflessa, ma il pittore ha volto i suoi sforzi a rendere Narciso aderente al mito, cercando strategie per creare l'effetto, volendo sottolineare il carattere ingannatore del riflesso. L'opera fu commissionata dal Cardinale Del Monte, uomo raffinato e colto, che chiese un'opera non solo bella ma che rivelasse quella complessità concettuale insita nel mito di Narciso che rende quest'opera unica.

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Il corteggiamento: le dame, i cavalieri e le armi.

Il corteggiamento ha un fondamento scientifico per cui diventa strumento inconsapevole di quell'esigenza fondamentale della natura che è la produzione della diversità. Per noi moderni, invece, ha un'altra valenza oltre a quella scientifica, è una danza di giochi tra due persone di cui almeno una è interessata all'altra. Già Ovidio, definito il "tenerorum lusor cantorum", giocoso cantore di teneri amori, parlò ampiamente di questo argomento nell"'Ars Amatoria", affermando che l'amore è come la milizia: ogni amante è soldato e Cupido ha accampamenti suoi. Egli dispensò consigli a uomini e donne circa le tecniche di seduzione e, una volta trovato l'amore, offrì consigli per come mantenerlo, arte più difficile.

Nelle sue Heroides, scrisse tra le più belle lettere d'amore di eroine ai loro amanti, ventuno in tutto. Tra le più belle ricordiamo quella di Didone a Enea, di Elena a Paride, di Arianna a Teseo, di Penelope a Ulisse. Ovidio, pur essendo preparato in materia, rappresenta solo un nostro antenato.Oggi la corte, l'amore inteso nel suo concetto più ampio, è mutato proprio nella sua essenza.
Nel nostro immaginario resta, però, la figura del cavaliere medievale che con versi in musica, cantava l'amore alla sua donna, forse la forma più bella in assoluto di tecnica per irretire la preda prescelta. Mio nonno paterno corteggiò così mia nonna negli anni trenta. Per un lungo periodo, a notte fonda, sostò sotto la sua finestra a cantarle le più belle canzoni del suo repertorio. Non pago, portò con sè altri artisti, così che tutti potessero ascoltare il suo amore per Filomena. Mia nonna capitolò sotto i suoi gorgheggi, sia per dare tregua a quello schiamazzo serale, sia per aver avuto modo di conoscere quell'uomo così tenace e sensibile al contempo.
Oggi siamo in un altro mondo, del mordi e fuggi e della fretta e il verbo più di moda è consumare. I modi sono sbrigativi, eloquenti. Eppure il corteggiamento è un approccio indispensabile in tutto il mondo animale, è un rito a cui nessuno può sottrarsi, ma noi siamo bravi a cambiare anche la genetica. Sì, oggi si parte dell'epilogo. La prima cosa ci si deve piacere e poi non è detto che sia per forza l'uomo a fare il primo passo, spesso, oggi è la donna. La tecnologia ci permette di essere in tempo reale in ogni dove a tutte le ore. Possiamo sondare, spiare, conoscere cose anche impensabili su di una persona e scoprire così il suo mondo. Oggi l'uomo non ha la pazienza di una volta e, pertanto, adotta tecniche della serie chiedere subito se la prescelta vuole condividere con lui la sua fisicità...avete capito bene e badate che non è una volgarità, bensì una grande strategia. Qualora la dama di turno non fosse d'accordo, il cavalier moderno, passerebbe ad altra donzella! La domanda sparata appena ci si conosce, serve per capire se ci sono speranze in tal senso! Immaginate Dante se avesse chiesto a Beatrice di voler andare a letto con lei invece di scriverle rime e vederla come la Madonna!
La domanda è lecita e la pongo a voi:"Si può partire dalla fisicità in un rapporto senza conoscersi, o conoscersi è solo un aspetto secondario al piacere fisico?

Il mondo dei rapporti tra i due sessi è descritto ampiamente sulle pagine di tutti i giornali che abbondano di lettere di tutti i tipi e dove sono descritti i gusti e le tecniche valide a tutte le età, non c'è differenza, le conoscono i bambini, i maturi e i settantenni con una variante caruccia: i bambini sono sensibili, sono tenaci, i maturi sono frettolosi, mentre i settantenni, non avendo nulla da perdere, ne fanno un mondo alla riscossa. Se un uomo vuol essere aggiornato sulle donne, deve leggere riviste femminili, così che l'approccio gli sarà più facile. La tecnica più semplice oggi è un sms con il quale è lecito tutto: contattarsi, incontrarsi, scoprirsi e lasciarsi. Il cellulare ha semplificato tante cose,ci evita tanti pathos, ben trincerati dietro la nostra scatoletta, ci evitiamo il guardarci negli occhi e siamo capaci di dire tutto.
La corte migliore è quella di scoprire contemporaneamente la bellezza della persona e il suo mondo interiore. Talvolta scoprire il suo mondo nascosto può rivelarsi un piacere maggiore di quello fisico e privarsene per dare spazio alla bellezza fisica è un vero peccato.

Ma la corte vera è fatta per pochi ed è una raffinatezza. La vera corte è lenta e continua, mai brusca, da bruciarsi in due tappe! La corte vera si serve di ogni mezzo: i fiori, un biglietto, un invito, un sorprendere, confondere per svelarsi, insistere. La lettera o comunque uno scritto prevale su tutte le altre forme e in letteratura ci sono diversi casi che ce lo confermano. Chi si affida solo agli sms, alle parole volanti o criptate dalle pagine dei social network non potrà mai essere convincente. Il concetto di corte è quello di conquistare rassicurando la dama che, chi si propone a lei è la persona giusta.

C'è da dire che oggi i ruoli sono intercambiabili, cioè il corteggiamento può partire da entrambi, ma un minimo di galateo vuole che sia l'uomo, se non altro per la sua predisposizione naturale a questa danza di conquista.
Mantenere poi nel tempo sempre lo stesso atteggiamento è la cosa più convincente oltre che più rassicurante. La corte è per una donna che non si lascia incantare da tutti indistintamente.
Oggi il vero problema è che non si ha tanto l'esigenza di guardarsi negli occhi quanto di stare a stretto contatto fisico, di quello molto ravvicinato! Tutti hanno l'ansia di consumare: l'attimo,la giovinezza, il piacere, la bellezza.
Certo anche i costumi e gli atteggiamenti femminili talvolta così spregiudicati lasciano l'uomo senza difesa, tanto da non avere scelte sul da farsi, se non altro per dare lustro alla genetica che è dalla sua parte e portare a casa i trofei delle sue conquiste.
Il vero amore parte dalla testa è lì che nascono diaboliche alchimie che non lasciano comprendere quale sia la mistura necessaria per cadere allo scoccare della freccia. Sia gli uomini che le donne adorano essere corteggiati, questa è la verità, sarà l'orgoglio, il narcisismo, la paura del tempo che passa, che ci vuole piacevolmente corteggiati!
E noi comuni mortali staremo sempre a stilare dei vademecum, mentre la chiave di lettura del tipo di corteggiamento adatto a noi, di chi abbia priorità nel nostro cuore, di come avvenga la scelta, è pura chimica chiusa nei nostri geni! Ed è proprio il caso di dire la massima di Pascal:"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce".



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Le intermittenze del cuore

Ci sono dei periodi in cui ci troviamo a stilare bilanci in preda al timore che la nostra vita non abbia più verità assolute e lo facciamo in conformità alle mode di oggi che ci impongono continuamente "indagini di mercato", in questo caso, di noi stessi. Accade in seguito a un evento, una rivelazione, una scoperta interiore o semplicemente per una situazione di sofferenza, un momento tanto atteso che ci ha poi deluso.

Per fortuna sono pochi i momenti rivoluzionari come questi, che giungono a sconvolgere la nostra vita tranquilla, ma talvolta sono un bene, come le grandi pulizie di casa, giungono per mettere ordine tra le nostre cose e lasciare solo quelle per le quali valga veramente la pena di vivere.
Sul piatto delle perdite, cominciamo col mettere quelle persone per le quali ci siamo sciolti come neve al sole, ma che sono rimaste fredde più della pietra e, non solo hanno preso a larghe mani, ma hanno preferito nuove strade.
Così avviene che le nostre certezze, i nostri idoli, assumono un nuovo ruolo per noi, così come gli amici, le persone care che, quando non ce lo aspettiamo, subiscono metamorfosi ai nostri occhi, lasciando sulla strada le loro spoglie secche come i serpenti.
Anche i figli col tempo cercano solo l'albero sotto il quale andare a ripararsi dal freddo, dal caldo o dalle bufere e, pur essendo una grande gioia, sono lontani e hanno necessità ed esigenze diverse da quelle che noi immaginiamo per loro.

La nostra vita è costruire ogni giorno, senza abbandonarci agli eventi, ma vivendoli attivamente nella loro unicità. Ed è per questi momenti, che, una volta vissuti, abbiamo voglia di riviverli e li ricerchiamo continuamente e, quando non arrivano in tempo utile, ci serviamo del bilancio per piangerci addosso.
La vita è una continua sorpresa, che lascia costernati ma anche piacevolmente colpiti. A volte, sono proprio le cose o le persone, che ci arrivano come scie di comete o polvere di stelle cadenti, che ci abbagliano così divinamente, da brillare per noi più delle nostre certezze.
"Ricominciare" sempre e comunque, con tutte le sue difficoltà, questa è la nostra risorsa rinnovabile, e imparare che oggi non è più ieri, anche se di ieri giungono continue schegge di ricordi che interferiscono con il nostro presente e si frappongono a noi, quelle intermittenze del cuore, di cui parlava M.Proust; ma anche domani sarà diverso da oggi e tutto servirà per scoprire le nostre epifanie tanto amate da J.Joyce, ovvero le rivelazioni sul senso della nostra vita che giungono solo col tempo.
E' importante non lasciarsi sfuggire queste sfumature, queste occasioni di riflessione profonda, che apportano nuovi bagliori in noi e che fanno parte del bilancio attivo, un bilancio stabile, che non risente del pil o degli scambi commerciali, ma solo della lezione della nostra vita.
Le sofferenze, le paure, gli abbandoni, sono da leggersi solo sotto una nuova luce, fasi di crescita personale dove, come una potatura, va via ciò che, pensando ci faccia bene, invece si rivela un danno.

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Epifania tra leggenda e storia

L'epifania è una festa religiosa che rievoca la "manifestazione", "l'apparizione" del figlio di Dio in terra. Quel Bambino appena nato fu la vera Epifania. I Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre partirono dall'Oriente verso Betlemme con i loro doni: oro, incenso e mirra. Strada facendo, si unirono a loro altri fedeli per andare a far visita al Re dei Re. Solo una vecchina, all'inizio, rifiutò di seguirli, poi pentitasi, uscì a cercarli e, bussando ad ogni porta, lasciò un dono ai bambini.
L'episodio della vecchina è ovviamente la leggenda che s'innesta sulla storia e col tempo, nell'immaginario, la Befana è diventata la vecchina che si cala dal comignolo del tetto a dispensare doni. Altre feste religiose si sono tramutate: Carnevale con le maschere, Ferragosto a mare, la festa dei defunti con Halloween. La nostra religione risente di aspetti pagani, come retaggio storico delle tante culture che si sono avvicendate sul nostro territorio, ma anche delle leggi del mercato e della mondanità.
Nel tempo le feste religiose hanno perso un po' del loro valore iniziale con la rievocazione degli episodi biblici e la partecipazione alle funzioni liturgiche. Come si fa oggi a disgiungere la festa della Befana dal comprare giocattoli e dolci? Come non comprare regali costosi per far bella figura con i figli, le mogli, le fidanzate, soprattutto con i piccoli per i quali si deve fare a gara per il giocattolo "ultima moda"?
Nei secoli, forse ci siamo cullati troppo sul fatto che la nostra fosse la religione per antonomasia, non temendo alcun confronto. Ci siamo accorti, col tempo, che non è così. La nostra religione cristiana è una tra le tante, che ha una sua verità e non è quella più praticata. E' la religione che professiamo, in cui crediamo , ma che non sempre seguiamo.
La nascita di quel Bambino ci permette di essere chiamati Cristiani, ma talvolta, quel piccolo lo mettiamo da parte, scambiandolo per leggenda, là dove invece è storia vera.
Contrariamente al clima aperto e allegro delle festività religiosa, troviamo poi atteggiamenti chiusi della Chiesa nell'affrontare temi come le vocazioni, gli omosessuali, il divorzio, l'aborto, l'eutanasia, che presentano sempre una difficile gestazione per gli aspetti etici con i quali vanno a scontrarsi. Temi di forte impatto sociale per i quali bisogna tener conto dei sentimenti delle persone, del punto in cui è arrivata la scienza, delle relazioni interne alla famiglia, del concepimento, evitando discriminazioni o prese di posizioni. Si avverte quasi un'opposizione tra il nostro credo e la modernità.
La Chiesa, nel tempo, ha seguito un percorso coraggioso e forte, sin dall'inizio delle sue origini, nell'VIII secolo, con Gregorio Magno. Il "Servus servorum Dei", com'era chiamato, concepì il disegno di rendere autonomo il papato dall'impero bizantino, facendone la guida della Chiesa Universale. Questo fu il suo progetto, che riuscì a concretizzare, in seguito al vuoto creatosi dopo il passaggio del potere imperiale in Oriente. La nascita della Chiesa è avvenuta grazie all'esperienza e all'intelligenza di persone che hanno profuso tutti i loro mezzi e le loro energie per dare stabilità alla nascente comunità cristiana. Papa Gregorio Magno si preoccupò di assicurare alla Cristianità occidentale un'impronta unitaria, diffondendo la liturgia.
La Chiesa dovrebbe oggi partecipare molto più alla crescita e alla cura della comunità, piuttosto che all'aspetto più prettamente politico. I tempi cambiano e interferiscono sulle nostre idee, ma non possono interferire sulla fede, che fa parte di noi e ci accompagna e non possiamo eluderla, ma semplicemente viverla.Vivere le feste religiose è partecipare attivamente alla vita cristiana, recandosi a messa e non finire per fare il pasqualino o il natalino per darsi una parvenza di fedele. La religione va seguita, praticata e vissuta altrimenti è solo un atteggiamento sterile e non ha senso dire :"sono cattolico non praticante", la nostra è la religione della partecipazione, dei segni, dell'attivismo e dell'operare in prima persona. Abbandonarsi in un lassismo completo, quasi l'appartenenza religiosa fosse come il nostro gruppo sanguigno o il colore degli occhi, ci fa perdere una grande occasione: capire chi siamo, per che cosa viviamo e quale dono abbiamo ricevuto con la nascita di quel Bambino.

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Il vecchio anno se ne va...

Voltare l'ultima pagina del calendario dà un'emozione molto forte così come si va in ansia per quella nuovissima ancora in attesa di essere scorsa.
L'emozione nasce dal tempo che, con il passare degli anni, corre senza sosta e sembra ieri aver festeggiato quello che già definiamo l'anno vecchio. Cronos non ci dà tregua, ci tiene in pugno e, nella nostra vita, tutto è ritmo, scansione, stagione, anni, mesi e giorni che ci regolano e noi ci lasciamo prendere dal suo ineluttabile vortice.

Mi dispiace lasciare l'anno che passa, perchè so che è stato un tempo unico che non si ripeterà più, ma so anche di averlo vissuto nel modo migliore delle mie possibilità, con errori, lezioni ricevute, affanni, affetto, gioia, e che di meglio non avrei potuto.

Un anno speso bene fa da traino a quello nuovo, col quale si instaura un filo di continuità che ci tranquillizza sul fatto che poi non cambia niente, che le nostre scansioni temporali servono solo a ricordare meglio, a fare progetti, a fare pronostici, a trarre conclusioni e considerazioni varie.

Siamo bravi a trovare le sfumature della nostra vita tra il vecchio e il nuovo anno e lo notiamo dai piccoli che crescono, dalle lamentele degli anziani e da noi, di mezza età, che non siamo più bambini ma che ancora sprizziamo energia da tutti i pori. Per dare un calcio alla malinconia ci serviamo di tutto, come la scaramanzia, l'astrologia, l'abbigliamento alla moda, la vacanza e i progetti oltre misura. E' il nostro umano modo di difenderci dal tempo che passa, che vorremmo fermare ma che non possiamo e ricadiamo sul sentimento che ci protegge e ci coccola in modo affettuoso, dandoci la nostra vera essenza.
Quello che ci spaventa è ricominciare, riprendere come se fosse sempre la prima volta e riprovare, ma poi accade che nuovi percorsi ci costringono a tenere rotte diverse, che si distanziano da quelle vecchie, come possono essere cambiamenti di abitudini, di passioni, di amori, di desideri, di volontà che variano e allora siamo consapevoli che era necessario un taglio nuovo al nostro tempo.

Tutto quello che inventiamo per ingannare il tempo non ingannerà noi stessi, che sappiamo bene del nostro passato, presente e futuro e che la vera dimensione di ciascuno è il presente, l'azione che ci fa costruire il puzzle della nostra vita. E dovremmo essere grati al presente anche quando ci sembra insopportabile, perchè ci appartiene, è la nostra vera dimensione.

In questa consapevolezza possiamo festeggiare alla grande e allora che ben venga il completo rosso, la cena e i fuochi d'artificio, i balli e le mega-feste, basta non perdere la nostra dimensione.
L'unico dono che il tempo ci fa è il nostro cambiamento fisico, l'unica prova che abbiamo di aver vissuto e che dobbiamo imparare ad accettare, questo è il nostro grazie al tempo.


BUON ANNO DAL BLOG "IL MIO SOLE"
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