Tanta serenità

Mai come in questo periodo dell'anno siamo dispensatori di auguri a più non posso, senza nemmeno rendercene conto, con l'auspicio che le cose ci vadano bene, che la vita ci dia ciò che desideriamo o che tutto vada nel verso in cui ci auspichiamo. Augurare è il verbo della speranza, dell'attesa, del presagire ciò che accadrà.



L'etimologia della parola la vede legata agli "auguri" coloro che davano indicazioni sul futuro attraverso i sogni o semplicemente la lettura dei fatti. Il termine deriva anche dalla parola latina "augere" ovvero accrescere, aumentare e in tal senso va inteso come un volere prevedere abbondanza di fatti positivi e che portino tanta serenità. Augurare un futuro bello e prosperoso, ricco di sorprese e ogni sorta di bene è quello che chiediamo un po' tutti per sè e per gli altri.


A volte , però, siamo un po' troppo proiettati nel futuro, in questa ricerca spasmodica di volere l'optimum dal domani e magari perdersi il meglio di un presente, forse meno eccitante ma per niente scialbo. Il futuro, da sempre, proprio perchè inconoscibile, ci attrae fortemente e questo dipende dalla considerazione che possa essere migliore del nostro presente, possa darci meno dispiaceri, possa risultare più intrigante e radioso, possa contenere i nostri sogni e noi vogliamo raggiungerlo quanto prima . La vita, anche nei suoi momenti eccezionali, si presenta sempre in una normalità che forse non ce ne rendiamo conto. C'è una costante nella nostra vita, quasi un limare gli avvenimenti che non superano mai una certa soglia, perchè la nostra vita è fatta di momenti che in misura diversa contengono sempre emozioni che si bilanciano in positive e negative, anche nei momenti straordinari e unici. Ci sono eventi che segnano la nostra vita ed eventi ordinari che riempiono le nostre giornate, ma tutti portano emozioni positive e negative. Quest'ansia del futuro che, secondo noi, è scevro da ogni brutta esperienza come fosse depositario di soli eventi eccezionali, è pura fantasia. Questo dovrebbe bastarci come esperienza per farci vivere meglio il presente e imparare a non attendere eventi straordinari ma saper vivere quelli ordinari che ci possono dare emozioni di gran lunga più durature e profonde.


La nostra ansia ci porta a ricercare momenti sempre ricchi di emozioni che possano darci continue sensazioni di felicità e riponiamo nel futuro la possibilità di vivere il meglio della nostra vita.D'altra parte la nostra preoccupazione è di vivere intensamente la vita senza privarci di nulla, provando a esprimere i nostri desideri e sperando che essi si avverino e allora l'augurio è di provare sempre grandi cose, grandi emozioni, sensazioni, sentimenti, amori, passioni...


L'augurio più bello è quello di vivere le nostre emozioni sempre con grande partecipazione senza relegarle al futuro ma viverle giorno per giorno proprio per non perdersi nulla .































Il profumo del Natale

Una volta, da bambina, Natale arrivava col profumo di muschio tirato dai muri di cinta della strada per fare il presepe. Ricordo che il nonno lo allestiva nella scala che portava giù in cantina. Appena si apriva la porta, risaltavano le lucine della grotta con su la cometa e tanti pastori sparsi sugli scalini. Si notavano nitidamente Maria e Giuseppe e il poco calore in tutta la cantina era prodotto dal povero bue e asinello, che da soli non riuscivano a scaldare tutto quel freddo! Trovavo sempre una scusa per andare ad aprire la porta della cantina e sbirciare dentro cercando la famigliola illuminata sotto la cometa! Il nonno mi spiegò, dopo averglielo chiesto, che il presepe era stato costruito lì per dare un po' di luce alla cantina umida e gelata e Gesù era nato al freddo e al buio di una grotta, per cui quella cantina era perfetta. Quella spiegazione non mi piaceva e io talvolta prendevo in mano i pastori per riscaldarli e poi li riponevo di nuovo al loro posto osservando a lungo i loro visi e gli abiti e le pecorelle così piccole e come guardavano lì nella culletta a cercare il piccolo neonato!

Il mio profumo preferito era quello delle arance secche con le bacche e la cannella, che servivano per decorare, un'arte della nostra vicina che preparava non solo le marmellate di arance , ma anche gli addobbi per la casa. Di mattina presto, col freddo pungente dell'inverno sulle colline, c'era bisogno di riscaldarsi e tutti in casa prendevano il caffè con l'anice. Io pretendevo di bere dalla tazzina l'ultima goccia di caffè che aveva il gusto dell'anice e quel sapore mi restava fino al pasto successivo. Il profumo per eccellenza dei miei Natali, in assoluto, era l'anice sciolto col miele per ricoprire le zeppole, fatte scolare nelle carta assorbente con le foglie di alloro. Quello sì che era un profumo speciale per me e da solo mi rappresentava il Natale. E poi quello del lievito che si diffondeva per la casa quando i nonni impastavano le zeppole e che dire dei confettini, dell'olio fritto e del pesce o dei mostaccioli appena presi in pasticceria con la pasta di mandorle e le cassatine...e gli struffoli passati nel miele con la frutta candita e le torte di fichi e di noci, vere delizie dei palati di noi bambini che attendevamo come la manna dal cielo!


Natale era anche il profumo di paglia nella mangiatoia delle mucche che sapeva tanto della culletta del Bambino e quel latte sparso nei secchi grandi intorno, richiamava i pastori alla capanna. Il mio piacere raddoppiava quando sul mobile in cucina arrivavano i frutti di marzapane portati dal nonno quando andava giù in città per commissioni. La vista era allietata da tanti colori e quei piccoli frutti erano un piacere da mangiare uno dopo l'altro. Scomparivano dal piatto e nessuno sapeva niente, ma mi tradivo da sola con lo zucchero sparso sui vestiti e allora venivo puntualmente smascherata!

Tutti questi profumi sono rimasti in me e sono proprio loro a spingermi verso le tradizioni della mia infanzia, il periodo più bello della nostra vita. Nel tempo ho mantenuto le stesse tradizioni di allora per non perdere i miei profumi e la mia casa li deve contenere tutti per sentire il mio Natale.






"Rosella"evento letterario allo Square di Sorrento

L’ 11 dicembre una nuovo evento letterario, tra musica di sottofondo, accoglienza amicale e prelibatezze culinarie si è tenuto a Sorrento presso lo Square, nell’ambito del ciclo di appuntamenti “Aperitivo con l’autore”, dove i pomeriggi si trascorrono all’insegna della cultura e della buona tavola grazie alla collaborazione del bar-libreria con il gruppo “Il caffè delle muse”: Carlo Alfaro e Marianna Scarpato hanno presentato “Rosella”, intenso romanzo d’esordio della stabiese Filomena Baratto, già interessante autrice di un libro di liriche. Introdotta da Anna Bartiromo, intervistata da Carlo Alfaro, la scrittrice ha commosso il pubblico in sala con il suo scritto ricco di eventi e colpi di scena, che racconta le tante vicende attraverso le quali passa la protagonista, una donna forte e piena di vita, coinvolgendo il lettore dalla prima all’ultima parola. Gli stralci del testo, scelti da Marianna Scarpato, sono stati mirabilmente declamati da Carlo e Marianna, che con le loro voci alternanti hanno dato vita ai tanti vividissimi personaggi. L’interesse del testo investe più livelli oltre quello strettamente letterario, per lo spaccato socio-culturale che offre di un’epoca- la Vico Equense degli anni ‘50-70-, per i molti temi esistenziali nascosti nelle pieghe della vicenda, fatti emergere da Carlo nell’intervista- l’adozione, i rapporti genitori-figli, l’amore, l’amicizia, la violenza, il tradimento, l’abbandono, la malattia, la perdita-, e, non ultimo, per il valore umano e personale dell’opera, dato che la scrittrice confessa, all’intervistatore e al pubblico partecipe, che nulla di ciò che racconta è frutto di fantasia, ma tutto vero e sperimentato nella sua carne di figlia della protagonista, presente in ciascun passo della storia, ad assistere al dipanarsi assurdo del destino, come imprevedibilmente vera e crudele sa essere solo la vita.






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Il Caffè letterario

Da quando giro per le presentazioni del mio romanzo"Rosella", ho scoperto il piacere del caffè letterario.
E' un luogo soft, dove ci si raccoglie attorno al banco del bar per qualche consumazione, ma si tende l'orecchio anche a quello che si dice dall'altro lato della sala, dove quasi sempre si parla di libri. La serata comincia quasi in sordina, guardandosi intorno, bevendo qualcosa, aspettando amici, incontrandosi con esperti del settore e lasciandosi andare in attesa dell'afflusso lento ma continuo di pubblico.


Parlare di libri è un'arte quasi quanto quella di scriverli. Chi parla di libri dev'essere informato, deve aver letto il libro di turno, deve conoscere la vetrina del momento, il libro che tira di più, deve essere ben motivato a volgere il cuore e l'attenzione all'autore che presenta. Non è semplice imbastire una presentazione in un caffè letterario, per il luogo insolito dove si svolge un evento che, fino a poco tempo fa, era relegato solo ed esclusivamente alla libreria. Col tempo si è capito che bisogna portare il libro presso il lettore, coinvolgerlo, attirarlo e informarlo dettagliatamente. Il connubio Caffè-libri, pare stia andando bene: seduti ai tavolini, si ascolta l'autore, la sua storia, le curiosità, ci si lascia coinvolgere, quasi rapiti dal libro di turno e l'accoppiamento risulta essere geniale.


Se l'autore si presenta da solo, deve gestirsi il tempo a disposizione esaurendo l'argomento nel modo migliore. Non deve essere noioso ma deve attirare l'attenzione del pubblico con qualche curiosità, aneddoto, retroscena. Più semplice se a presentare è un esperto o un team di persone preposto a tale compito.



Una presentazione letteraria in un Caffè portata avanti da un team di lettura risulta più piacevole ed è fatta secondo uno schema che tenga presente gli aspetti fondamentali dell'opera da porgere al lettore nel modo migliore, con persone competenti e grandi comunicatori, dove ogni cosa è pensata nei minimi particolari senza lasciare niente al caso. Sono proprio le persone amanti della lettura e i critici letterari a costruire un ponte tra l'autore e il lettore.


E' questo il modo migliore di informare e invogliare alla lettura. Il lettore seduto, in ascolto, ha modo di formulare il suo pensiero a riguardo, verificando l'interesse del libro, conoscendo l'autore, trascorrendo qualche ora a riflettere sulla proposta e ad arricchire la sua formazione.


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I luoghi del romanzo "Rosella"


"Rosella" è ambientato nella penisola sorrentina, sulle colline di Vico Equense. E' un territorio collinoso, ricco di vegetazione, dove si alternano terrazze di viti e olivi, che caratterizzano i panorami mozzafiato, a grandi distese di terre coltivate che degradano lentamente verso il mare.

Oggi il paesaggio sta lentamente cambiando per i continui interventi dell'uomo sulla natura e, man mano che si sale verso Faito, sono sempre più le case e i palazzi a prendere il posto degli oliveti e dei vigneti, dei grandi alberi di noci che tanta ombra facevano un tempo. Il luogo, anche se più spoglio di una volta, è sicuramente un incanto, per i colori con cui si tinge tutto il versante di montagna, man mano che si sale e nelle varie stagioni che si avvicendano.


Al tempo del romanzo la vegetazione era molto fitta e i boschi erano una ricchezza per questo luogo, fornendo foraggio per le mandrie che davano litri e litri di latte puro. Oggi i bambini non conoscono una mucca da vicino e, per fargliele vedere, le scuole portano le scolaresche negli agriturismi dove le mucche e i vitellini sono visti alla stessa stregua di animali da zoo. Da bambina facevo a gara con i miei amici a mungere e a bere il latte. Quando ero sazia e il latte mi usciva da ogni poro, smaltivo le calorie correndo nei campi e spesso facevo seccare la schiuma sulla punta del naso e le guanciotte senza accorgermene, mentre una puzza di latte insistente si spargeva su tutti i miei vestiti e andava via solo con un tuffo nella grande vasca ricca di profumi di pino e di pesca che piacevano tanto alla nonna. Spesso, mentre mi lavava, lasciava emergere dall'acqua le bucce di arancia secca, di alloro e di chiodi di garofano che insieme davano un profumo che tenevo addosso per una settimana.


Questa zona collinare ha il suo fascino anche per le vie strette e tortuose che dall'alto scendono fino al mare e che permettono di raggiungere i posti più impensabili con facilità, dove con l'auto sarebbe impossibile. C'è un punto strategico da queste parti che ha visto tante volte protagonisti me e prima di me mia madre, sulla stradina che da Avigliano porta a San Francesco: un punto in cui si vede il mare giù, ai piedi di chi osserva, a sinistra si apre una distesa di olivi di un profumo e un colore intenso, mentre a destra una stradina stretta fatta di ghiaia porta giù a San Francesco. Chi riesce a fermarsi per qualche momento in questo punto preciso, ha l'impressione di trovarsi in un mondo incantato. Sarà per la bellezza di questi luoghi che non riesco a staccarmi da questo posto così radicato dentro di me, tanto da riuscire a descriverlo a occhi chiusi. Se poi si ha la fortuna di andarci in estate, ci saranno le cicale che non staccano mai di cantare così da spazzare via dalla mente ogni residuo pensiero negativo. Che dire dell'autunno di questi luoghi, quando i colori si mescolano nelle loro tonalità più ricche e l'occhio apprende l'arte in modo naturale, caricando la mente di forti sensazioni date da una vegetazione che sembra dipinta, con suoni e fruscii che incantano e profumi che inebriano. Di questa stagione è forte l'odore acre del mosto, delle uve ancora attaccate ai rami e che non raccolte, lasciano un profumo incantevole. Un tempo il profumo dell'uva era mischiato a quello del miele prodotto nell'alveare, profumato di un odore intenso e forte di zucchero appiccicoso, misto a foglie di alloro sparse nei viali.

Un altro luogo descritto nel romanzo è il Cilento, una terra arida, poco coltivabile, bruciata dal sole, oggi rivalutata che fa parte del Parco del Cilento. Il Tempone di Diego, padre di Rosella, era situato in una valle che per arrivarci bisognava scendere un bel tratto di strada ripida e scoscesa e ci si arrivava con l'aiuto di animali da soma. Paesaggi brulli, aridi dove la terra era formata di grosse zolle che restavano attaccate anche dopo essere state rivoltate, e dove l'acqua era un miraggio! Ancora adesso il paesaggio è quello di una volta ma ha assunto un aspetto più antropico e la natura viene rispettata anche nella sua asprezza.




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Testo poetico "ROSELLA"

ROSELLA


Parla con le tue parole

la voce di tua madre da lontano.

Lei che ha represso, a forza,

l'amarezza del cuore

donandoti, tacendo, ancor più amore.

E mentre tu scrivevi,

strappavi alla sua ombra

quel sorriso

che, forse, già altre volte ti aspettavi.

Non son le righe di un semplice "romanzo"

ma la denuncia del suo e del tuo coraggio.

E hai scelto un francobollo d'altri tempi

per rivelrne a tutti l'innocenza.

...Ritornerà il Natale,

ma solo sulla cima del tuo abete

splenderà di luce il suo bel viso!

Anna Bartiromo



Ringrazio la scrittrice Anna Bartiromo per aver prodotto questo testo poetico per "Rosella", recitata durante la presentazione del romanzo.

Scrivere...che passione!



Scrivere, scrivere...scrivere...tradurre in parole tutto ciò che scorre dentro di noi è un modo per rivelare la vita, un'epifania continua per cacciatori di sogni e di possibilità. Scrivere è un allontanarci dalla realtà per analizzare meglio i fatti, gli eventi ma anche un avvicinarci maggiormente a essa perchè tutto ciò che si scrive è passato attraverso le vie del cuore e della mente e sono i momenti di vita vissuta più dei nostri sogni e della nostra fantasia a colpire profondamente e a restare in noi.



Si scrive per passione, per raccontare i sentimenti attraverso parole delicate, sentite, valutate. Ma scrivere anche per dire quello che non si può tradurre diversamente, per raccontare ciò che non diremmo mai o non vorremmo mai sentire. Scrivere per scrivere, per un gusto puramente letterario, per riprendere versi e prose già ascoltate, luoghi comuni che si confondono con le nostre parole, echi di autori amati che sono rimasti dentro come un imperativo categorico. Scrivere per amare, per dire tutto quello che in fatti non sapremmo tradurre, per raccontare quello che non riusciremmo mai a dire o a realizzare...Scrivere per incanalare la nostra forza interiore come un fiume in piena.


Scrivere per esprimere i nostri desideri, espressioni di bisogni mai colmati e che prendono forma attraverso la fantasia, così come è un modo per dare un calcio alla noia quando ci prende la nostalgia e ci trasporta nei meandri della memoria e i ricordi affollano il nostro presente. La scrittura è un modo per fare pulizia nei nostri armadi interiori dove dormono altre realtà come quelle vissute, che vanno rispolverate, ordinate e riposte con cura pur essendo il nostro sommerso. Scrivere è una ricerca, un trovare, un inventare, un proiettarsi in avanti nel tempo così come misurarsi col presente.

Non tutto può essere spiegato e la scrittura traduce qualcosa che si frappone tra la nostra percezione e le realtà, che prevarica sull'organizzazione dei nostri pensieri e ci fa vagare in un mondo dove ci è concesso tutto, dove il dicktat è costruire, costruire mondi paralleli di possibilità, di cose, di eventi e poter così moltiplicare gli aspetti della realtà.

Scrivere che passione!


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