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La violenza, espressione di superbia?

In questi giorni di violenza inaudita, efferata, misogina, mi sento un tantino responsabile della società in cui vivo. Siamo tutti responsabili quando le nostre sorti comuni prendono pieghe così distorte come quelle di oggi. Di solito, per difesa o per paura, tendiamo ad escluderci, ad autodifenderci da quanto accade altrove e agli altri, quasi fossimo dei marziani.

Terenzio, un autore latino ricco di humanitas,diceva "Homo sum, humani nihil alienum puto" "Sono un essere umano, non ritengo nulla a me estraneo " e la frase continua dicendo:"Quel che fai è giusto? Lo farò anch'io. Non lo è? Te ne dissuaderò" e pertanto ogni fenomeno, ogni aspetto di ciò che accade, dovrebbe farci comprendere qualcosa o indurci a cambiare qualcosa.

In una società civile, fatti così gravi vanno presi in seria considerazione e non trovarsi come gli struzzi con la testa sotto la sabbia, dicendo che tanto sono cose che accadono sempre e da che mondo è mondo. Se invece di giustificare ogni nostro atteggiamento reprensibile(consuetudine di noi italiani) prendessimo l'abitudine di vagliare, forse tante cose si capirebbero molto prima degli esiti nefasti.

La violenza è forse un atteggiamento comune di tutti noi come espressione di una superbia che ci porta ad affermare i nostri credi, le nostre idee, modi di fare sempre e comunque, o piuttosto il sintomo di una società difficile da gestirsi in questo momento storico?

Siamo pieni di sondaggi in ogni ora del giorno, psicologi ad ogni angolo, filosofi in ogni dove,ma ognuno è rintanato nella sua nicchia da cui osserva e valuta. Non basta comprendere e conoscere, talvolta bisogna agire. Mi chiedo: una società civile prende atto di quello che avviene al suo interno? E come cambiare le storture della società? Abituandoci? Convivendoci? Eludendole? O affrontandole? Una volta esisteva l'educazione, oggi esiste la faccia tosta con la quale si giustifica tutto perchè è opinione comune che sia l'atteggiamento giusto di chi si fa rispettare, tanto che la "malacreanza" è arrivata in Parlamento.

Che fine ha fatto il self control che tanto faceva signori? Il povero Monsignor Giovanni Della Casa col suo Galateo si starà rivoltando nella tomba. Oggi siamo nell'epoca dell'antieducazione, a tutti i livelli, in tutti i ceti sociali, in ogni ambiente di lavoro. E allora perchè scomporsi per questa violenza? Difatti essa non scompone più nessuno, perchè tutti sono abituati alla zuffa che fa tanto tendenza. Litigare fa audience, riempie i giornali, c'è materiale da vendere, da dire, da zittire.

Quando un popolo zittisce con argomenti spazzatura è perchè ci sono altri problemi a monte molto più seri. La violenza è l'espressione più immediata dell' affermazione della propria personalità a tutti i costi, senza rispetto per le regole, nè per l'altro. Nell'Utopia di Tommaso Moro, una sferzante satira alla società del XVI secolo, con particolare riferimento all'Inghilterra di quel tempo, l'autore vagheggia una società fondata sulla cultura, sull'educazione , sulla filosofia, sul piacere, per uccidere la tirannide, ma soprattutto per uccidere la superbia.

La superbia rappresenta il moderno vizio, ci sentiamo tutti onnipotenti, autorizzati e, invece di migliorare sempre più la nostra persona, incalziamo atteggiamenti che andrebbero banditi. Nel nostro piccolo siamo tutti portatori sani di violenza a cominciare dalle nostre famiglie, la cerchia di amici dove esercitiamo, già in piccolo, il nostro potere. Anche il litigio rappresenta la forma di violenza più gratuita attraverso cui diamo sfogo alle nostre ansie, rancori, odio. Andrebbe rivista la nostra sfera affettiva, emozionale, dove molto spesso si celano i nostri timori, paure e situazioni recondite. La violenza è un facile ripiego alla nostra incapacità di risolvere i problemi, non solo ma esercitiamo un potere improprio, e ci arroghiamo diritti che non sono i nostri. Ma a tale proposito entra in merito la giustizia e, in sua assenza, la violenza prolifera abbondantemente, poichè, come dice Guicciardini nel Dialogo del Reggimento di Firenze:"Negli uomini è naturale il desiderio di dominare e di essere superiori agli altri". Se lasciassimo questo sentimento allo stato primitivo, potremmo dire di trovarci nell'istinto di sopravvivenza che porta alla selezione naturale di cui parla Charles Darwin nella sua "Origine della specie", ma oltre a essere una specie istintiva, siamo anche esseri intelligenti e pertanto i sentimenti vanno educati.

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