Narciso, il caso discusso del Caravaggio.

Caravaggio, Michelangelo Merisi, con la sua pittura ha sconvolto la tecnica e la visione della realtà per dipingere "il vero svelato dal lume della natura". Artista nato a Bergamo nel 1571, è il pittore più amato, copiato e ammirato del nostro panorama artistico. Tra le sue opere emerge anche il Narciso, di indiscussa bellezza, che gli è stata attribuita dopo lunghi anni di diagnostica e di restauro.

Rossella Vodret ha curato un testo particolarmente interessante sul Caravaggio, che ho letto con immenso piacere e ho molto apprezzato per l'ampia trattazione, le immagini nitide, la critica relativa alla composizione delle opere e i riscontri emersi dal restauro, il tutto documentato in modo ineccepibile. Un'opera esauriente ed esaustiva dove si discute delle fasi di studio per la sua attribuzione a favore di Caravaggio.
La bellezza del dipinto è tutta ripiegata in questo sguardo del fanciullo che si specchia nell'acqua, nell'azione stessa di ammirarsi o comunque scoprirsi per la prima volta quasi come un rivelarsi a se stesso.

Narciso è un mito ampiamente ripreso in letteratura con molte opere che si rifanno al giovinetto il quale, specchiandosi nell'acqua, si innamora della sua immagine. Tra i capolavori, che si fondano sull'amore per se stessi, impossibile non citare Il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, ma anche Controcorrente di Joris Karl Huysmans, Il Piacere di G. D'Annunzio e, prima ancora, le Bucoliche di Virgilio dove il pastore Coridone effettua la stessa scoperta, per trovare ampio spazio e la sua migliore celebrazione nelle Metamorfosi di Ovidio.
Da sempre Narciso rappresenta la nostra lotta interiore dove l'io assume proporzioni smisurate. E' un tema sempre caro, sempre nuovo, difficile da esaurirsi per le aperture continue su cui ci immette e produce fiumi di parole grazie al suo fascino. 
Sin dall'inizio Caravaggio si serve del testo ovidiano delle Metamorfosi per porre mano al suo Narciso là dove dice: "Il fanciullo spossato dalle fatiche della caccia e dalla calura, si getta bocconi, attratto dalla bellezza del posto e della fonte, ma mentre cerca di sedare la sete, un'altra sete gli cresce: invaghitosi della forma che vede riflessa..."
L'emozione di questo Narciso è innanzitutto nella massa compositiva, in una posizione così anomala e compatta che mette in primo piano alcuni elementi: il ginocchio illuminato quasi in posizione centrale, la luminosità della manica a sbuffo che cattura la nostra attenzione, la posizione del viso e l'appoggio delle mani.
Dagli studi effettuati sulla tela si perviene al suo processo generativo, attraverso una serie di radiografie che ci informano dei ripensamenti in itinere e che il risultato finale è stato il frutto di continui cambiamenti. I pentimenti del pittore sono avvenuti, in questo caso, non per essere aderente alla realtà, come di solito avviene nella pittura di Caravaggio ma per riprendere lo stupore che qui ha il suo momento di gloria in questa flessione, dove la testa effettua una rotazione spropositata per spingersi nell'acqua a riflettersi.
Caravaggio apporta vari cambiamenti tra cui: la mano a destra, inizialmente nell'acqua, il ciuffo di capelli riverso sulla manica e l'innalzamento della figura nell'ultima versione. Caravaggio non si è limitato a raccontare il mito, ma ha racchiuso nella tela l'acme del momento più intenso, quello del desiderio di possedere il suo riflesso. Il motivo emerge così bene che è stato necessario un inganno visivo: sia il riflesso del ginocchio che il profilo del viso risultano essere spostati verso l'alto. Inizialmente la mano a destra era completamente immersa nell'acqua e il ciuffo di capelli mancava. La tecnica è stata quella di dipingere la parte superiore ribaltando il tutto a 180 gradi con l'aiuto di un gioco di specchi.
In natura non si verifica una posizione del genere per guardare la propria immagine riflessa, ma il pittore ha volto i suoi sforzi a rendere Narciso aderente al mito, cercando strategie per creare l'effetto, volendo sottolineare il carattere ingannatore del riflesso. L'opera fu commissionata dal Cardinale Del Monte, uomo raffinato e colto, che chiese un'opera non solo bella ma che rivelasse quella complessità concettuale insita nel mito di Narciso che rende quest'opera unica.

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Il corteggiamento: le dame, i cavalieri e le armi.

Il corteggiamento ha un fondamento scientifico per cui diventa strumento inconsapevole di quell'esigenza fondamentale della natura che è la produzione della diversità. Per noi moderni, invece, ha un'altra valenza oltre a quella scientifica, è una danza di giochi tra due persone di cui almeno una è interessata all'altra. Già Ovidio, definito il "tenerorum lusor cantorum", giocoso cantore di teneri amori, parlò ampiamente di questo argomento nell"'Ars Amatoria", affermando che l'amore è come la milizia: ogni amante è soldato e Cupido ha accampamenti suoi. Egli dispensò consigli a uomini e donne circa le tecniche di seduzione e, una volta trovato l'amore, offrì consigli per come mantenerlo, arte più difficile.

Nelle sue Heroides, scrisse tra le più belle lettere d'amore di eroine ai loro amanti, ventuno in tutto. Tra le più belle ricordiamo quella di Didone a Enea, di Elena a Paride, di Arianna a Teseo, di Penelope a Ulisse. Ovidio, pur essendo preparato in materia, rappresenta solo un nostro antenato.Oggi la corte, l'amore inteso nel suo concetto più ampio, è mutato proprio nella sua essenza.
Nel nostro immaginario resta, però, la figura del cavaliere medievale che con versi in musica, cantava l'amore alla sua donna, forse la forma più bella in assoluto di tecnica per irretire la preda prescelta. Mio nonno paterno corteggiò così mia nonna negli anni trenta. Per un lungo periodo, a notte fonda, sostò sotto la sua finestra a cantarle le più belle canzoni del suo repertorio. Non pago, portò con sè altri artisti, così che tutti potessero ascoltare il suo amore per Filomena. Mia nonna capitolò sotto i suoi gorgheggi, sia per dare tregua a quello schiamazzo serale, sia per aver avuto modo di conoscere quell'uomo così tenace e sensibile al contempo.
Oggi siamo in un altro mondo, del mordi e fuggi e della fretta e il verbo più di moda è consumare. I modi sono sbrigativi, eloquenti. Eppure il corteggiamento è un approccio indispensabile in tutto il mondo animale, è un rito a cui nessuno può sottrarsi, ma noi siamo bravi a cambiare anche la genetica. Sì, oggi si parte dell'epilogo. La prima cosa ci si deve piacere e poi non è detto che sia per forza l'uomo a fare il primo passo, spesso, oggi è la donna. La tecnologia ci permette di essere in tempo reale in ogni dove a tutte le ore. Possiamo sondare, spiare, conoscere cose anche impensabili su di una persona e scoprire così il suo mondo. Oggi l'uomo non ha la pazienza di una volta e, pertanto, adotta tecniche della serie chiedere subito se la prescelta vuole condividere con lui la sua fisicità...avete capito bene e badate che non è una volgarità, bensì una grande strategia. Qualora la dama di turno non fosse d'accordo, il cavalier moderno, passerebbe ad altra donzella! La domanda sparata appena ci si conosce, serve per capire se ci sono speranze in tal senso! Immaginate Dante se avesse chiesto a Beatrice di voler andare a letto con lei invece di scriverle rime e vederla come la Madonna!
La domanda è lecita e la pongo a voi:"Si può partire dalla fisicità in un rapporto senza conoscersi, o conoscersi è solo un aspetto secondario al piacere fisico?

Il mondo dei rapporti tra i due sessi è descritto ampiamente sulle pagine di tutti i giornali che abbondano di lettere di tutti i tipi e dove sono descritti i gusti e le tecniche valide a tutte le età, non c'è differenza, le conoscono i bambini, i maturi e i settantenni con una variante caruccia: i bambini sono sensibili, sono tenaci, i maturi sono frettolosi, mentre i settantenni, non avendo nulla da perdere, ne fanno un mondo alla riscossa. Se un uomo vuol essere aggiornato sulle donne, deve leggere riviste femminili, così che l'approccio gli sarà più facile. La tecnica più semplice oggi è un sms con il quale è lecito tutto: contattarsi, incontrarsi, scoprirsi e lasciarsi. Il cellulare ha semplificato tante cose,ci evita tanti pathos, ben trincerati dietro la nostra scatoletta, ci evitiamo il guardarci negli occhi e siamo capaci di dire tutto.
La corte migliore è quella di scoprire contemporaneamente la bellezza della persona e il suo mondo interiore. Talvolta scoprire il suo mondo nascosto può rivelarsi un piacere maggiore di quello fisico e privarsene per dare spazio alla bellezza fisica è un vero peccato.

Ma la corte vera è fatta per pochi ed è una raffinatezza. La vera corte è lenta e continua, mai brusca, da bruciarsi in due tappe! La corte vera si serve di ogni mezzo: i fiori, un biglietto, un invito, un sorprendere, confondere per svelarsi, insistere. La lettera o comunque uno scritto prevale su tutte le altre forme e in letteratura ci sono diversi casi che ce lo confermano. Chi si affida solo agli sms, alle parole volanti o criptate dalle pagine dei social network non potrà mai essere convincente. Il concetto di corte è quello di conquistare rassicurando la dama che, chi si propone a lei è la persona giusta.

C'è da dire che oggi i ruoli sono intercambiabili, cioè il corteggiamento può partire da entrambi, ma un minimo di galateo vuole che sia l'uomo, se non altro per la sua predisposizione naturale a questa danza di conquista.
Mantenere poi nel tempo sempre lo stesso atteggiamento è la cosa più convincente oltre che più rassicurante. La corte è per una donna che non si lascia incantare da tutti indistintamente.
Oggi il vero problema è che non si ha tanto l'esigenza di guardarsi negli occhi quanto di stare a stretto contatto fisico, di quello molto ravvicinato! Tutti hanno l'ansia di consumare: l'attimo,la giovinezza, il piacere, la bellezza.
Certo anche i costumi e gli atteggiamenti femminili talvolta così spregiudicati lasciano l'uomo senza difesa, tanto da non avere scelte sul da farsi, se non altro per dare lustro alla genetica che è dalla sua parte e portare a casa i trofei delle sue conquiste.
Il vero amore parte dalla testa è lì che nascono diaboliche alchimie che non lasciano comprendere quale sia la mistura necessaria per cadere allo scoccare della freccia. Sia gli uomini che le donne adorano essere corteggiati, questa è la verità, sarà l'orgoglio, il narcisismo, la paura del tempo che passa, che ci vuole piacevolmente corteggiati!
E noi comuni mortali staremo sempre a stilare dei vademecum, mentre la chiave di lettura del tipo di corteggiamento adatto a noi, di chi abbia priorità nel nostro cuore, di come avvenga la scelta, è pura chimica chiusa nei nostri geni! Ed è proprio il caso di dire la massima di Pascal:"Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce".



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Le intermittenze del cuore

Ci sono dei periodi in cui ci troviamo a stilare bilanci in preda al timore che la nostra vita non abbia più verità assolute e lo facciamo in conformità alle mode di oggi che ci impongono continuamente "indagini di mercato", in questo caso, di noi stessi. Accade in seguito a un evento, una rivelazione, una scoperta interiore o semplicemente per una situazione di sofferenza, un momento tanto atteso che ci ha poi deluso.

Per fortuna sono pochi i momenti rivoluzionari come questi, che giungono a sconvolgere la nostra vita tranquilla, ma talvolta sono un bene, come le grandi pulizie di casa, giungono per mettere ordine tra le nostre cose e lasciare solo quelle per le quali valga veramente la pena di vivere.
Sul piatto delle perdite, cominciamo col mettere quelle persone per le quali ci siamo sciolti come neve al sole, ma che sono rimaste fredde più della pietra e, non solo hanno preso a larghe mani, ma hanno preferito nuove strade.
Così avviene che le nostre certezze, i nostri idoli, assumono un nuovo ruolo per noi, così come gli amici, le persone care che, quando non ce lo aspettiamo, subiscono metamorfosi ai nostri occhi, lasciando sulla strada le loro spoglie secche come i serpenti.
Anche i figli col tempo cercano solo l'albero sotto il quale andare a ripararsi dal freddo, dal caldo o dalle bufere e, pur essendo una grande gioia, sono lontani e hanno necessità ed esigenze diverse da quelle che noi immaginiamo per loro.

La nostra vita è costruire ogni giorno, senza abbandonarci agli eventi, ma vivendoli attivamente nella loro unicità. Ed è per questi momenti, che, una volta vissuti, abbiamo voglia di riviverli e li ricerchiamo continuamente e, quando non arrivano in tempo utile, ci serviamo del bilancio per piangerci addosso.
La vita è una continua sorpresa, che lascia costernati ma anche piacevolmente colpiti. A volte, sono proprio le cose o le persone, che ci arrivano come scie di comete o polvere di stelle cadenti, che ci abbagliano così divinamente, da brillare per noi più delle nostre certezze.
"Ricominciare" sempre e comunque, con tutte le sue difficoltà, questa è la nostra risorsa rinnovabile, e imparare che oggi non è più ieri, anche se di ieri giungono continue schegge di ricordi che interferiscono con il nostro presente e si frappongono a noi, quelle intermittenze del cuore, di cui parlava M.Proust; ma anche domani sarà diverso da oggi e tutto servirà per scoprire le nostre epifanie tanto amate da J.Joyce, ovvero le rivelazioni sul senso della nostra vita che giungono solo col tempo.
E' importante non lasciarsi sfuggire queste sfumature, queste occasioni di riflessione profonda, che apportano nuovi bagliori in noi e che fanno parte del bilancio attivo, un bilancio stabile, che non risente del pil o degli scambi commerciali, ma solo della lezione della nostra vita.
Le sofferenze, le paure, gli abbandoni, sono da leggersi solo sotto una nuova luce, fasi di crescita personale dove, come una potatura, va via ciò che, pensando ci faccia bene, invece si rivela un danno.

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Epifania tra leggenda e storia

L'epifania è una festa religiosa che rievoca la "manifestazione", "l'apparizione" del figlio di Dio in terra. Quel Bambino appena nato fu la vera Epifania. I Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre partirono dall'Oriente verso Betlemme con i loro doni: oro, incenso e mirra. Strada facendo, si unirono a loro altri fedeli per andare a far visita al Re dei Re. Solo una vecchina, all'inizio, rifiutò di seguirli, poi pentitasi, uscì a cercarli e, bussando ad ogni porta, lasciò un dono ai bambini.
L'episodio della vecchina è ovviamente la leggenda che s'innesta sulla storia e col tempo, nell'immaginario, la Befana è diventata la vecchina che si cala dal comignolo del tetto a dispensare doni. Altre feste religiose si sono tramutate: Carnevale con le maschere, Ferragosto a mare, la festa dei defunti con Halloween. La nostra religione risente di aspetti pagani, come retaggio storico delle tante culture che si sono avvicendate sul nostro territorio, ma anche delle leggi del mercato e della mondanità.
Nel tempo le feste religiose hanno perso un po' del loro valore iniziale con la rievocazione degli episodi biblici e la partecipazione alle funzioni liturgiche. Come si fa oggi a disgiungere la festa della Befana dal comprare giocattoli e dolci? Come non comprare regali costosi per far bella figura con i figli, le mogli, le fidanzate, soprattutto con i piccoli per i quali si deve fare a gara per il giocattolo "ultima moda"?
Nei secoli, forse ci siamo cullati troppo sul fatto che la nostra fosse la religione per antonomasia, non temendo alcun confronto. Ci siamo accorti, col tempo, che non è così. La nostra religione cristiana è una tra le tante, che ha una sua verità e non è quella più praticata. E' la religione che professiamo, in cui crediamo , ma che non sempre seguiamo.
La nascita di quel Bambino ci permette di essere chiamati Cristiani, ma talvolta, quel piccolo lo mettiamo da parte, scambiandolo per leggenda, là dove invece è storia vera.
Contrariamente al clima aperto e allegro delle festività religiosa, troviamo poi atteggiamenti chiusi della Chiesa nell'affrontare temi come le vocazioni, gli omosessuali, il divorzio, l'aborto, l'eutanasia, che presentano sempre una difficile gestazione per gli aspetti etici con i quali vanno a scontrarsi. Temi di forte impatto sociale per i quali bisogna tener conto dei sentimenti delle persone, del punto in cui è arrivata la scienza, delle relazioni interne alla famiglia, del concepimento, evitando discriminazioni o prese di posizioni. Si avverte quasi un'opposizione tra il nostro credo e la modernità.
La Chiesa, nel tempo, ha seguito un percorso coraggioso e forte, sin dall'inizio delle sue origini, nell'VIII secolo, con Gregorio Magno. Il "Servus servorum Dei", com'era chiamato, concepì il disegno di rendere autonomo il papato dall'impero bizantino, facendone la guida della Chiesa Universale. Questo fu il suo progetto, che riuscì a concretizzare, in seguito al vuoto creatosi dopo il passaggio del potere imperiale in Oriente. La nascita della Chiesa è avvenuta grazie all'esperienza e all'intelligenza di persone che hanno profuso tutti i loro mezzi e le loro energie per dare stabilità alla nascente comunità cristiana. Papa Gregorio Magno si preoccupò di assicurare alla Cristianità occidentale un'impronta unitaria, diffondendo la liturgia.
La Chiesa dovrebbe oggi partecipare molto più alla crescita e alla cura della comunità, piuttosto che all'aspetto più prettamente politico. I tempi cambiano e interferiscono sulle nostre idee, ma non possono interferire sulla fede, che fa parte di noi e ci accompagna e non possiamo eluderla, ma semplicemente viverla.Vivere le feste religiose è partecipare attivamente alla vita cristiana, recandosi a messa e non finire per fare il pasqualino o il natalino per darsi una parvenza di fedele. La religione va seguita, praticata e vissuta altrimenti è solo un atteggiamento sterile e non ha senso dire :"sono cattolico non praticante", la nostra è la religione della partecipazione, dei segni, dell'attivismo e dell'operare in prima persona. Abbandonarsi in un lassismo completo, quasi l'appartenenza religiosa fosse come il nostro gruppo sanguigno o il colore degli occhi, ci fa perdere una grande occasione: capire chi siamo, per che cosa viviamo e quale dono abbiamo ricevuto con la nascita di quel Bambino.

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Il vecchio anno se ne va...

Voltare l'ultima pagina del calendario dà un'emozione molto forte così come si va in ansia per quella nuovissima ancora in attesa di essere scorsa.
L'emozione nasce dal tempo che, con il passare degli anni, corre senza sosta e sembra ieri aver festeggiato quello che già definiamo l'anno vecchio. Cronos non ci dà tregua, ci tiene in pugno e, nella nostra vita, tutto è ritmo, scansione, stagione, anni, mesi e giorni che ci regolano e noi ci lasciamo prendere dal suo ineluttabile vortice.

Mi dispiace lasciare l'anno che passa, perchè so che è stato un tempo unico che non si ripeterà più, ma so anche di averlo vissuto nel modo migliore delle mie possibilità, con errori, lezioni ricevute, affanni, affetto, gioia, e che di meglio non avrei potuto.

Un anno speso bene fa da traino a quello nuovo, col quale si instaura un filo di continuità che ci tranquillizza sul fatto che poi non cambia niente, che le nostre scansioni temporali servono solo a ricordare meglio, a fare progetti, a fare pronostici, a trarre conclusioni e considerazioni varie.

Siamo bravi a trovare le sfumature della nostra vita tra il vecchio e il nuovo anno e lo notiamo dai piccoli che crescono, dalle lamentele degli anziani e da noi, di mezza età, che non siamo più bambini ma che ancora sprizziamo energia da tutti i pori. Per dare un calcio alla malinconia ci serviamo di tutto, come la scaramanzia, l'astrologia, l'abbigliamento alla moda, la vacanza e i progetti oltre misura. E' il nostro umano modo di difenderci dal tempo che passa, che vorremmo fermare ma che non possiamo e ricadiamo sul sentimento che ci protegge e ci coccola in modo affettuoso, dandoci la nostra vera essenza.
Quello che ci spaventa è ricominciare, riprendere come se fosse sempre la prima volta e riprovare, ma poi accade che nuovi percorsi ci costringono a tenere rotte diverse, che si distanziano da quelle vecchie, come possono essere cambiamenti di abitudini, di passioni, di amori, di desideri, di volontà che variano e allora siamo consapevoli che era necessario un taglio nuovo al nostro tempo.

Tutto quello che inventiamo per ingannare il tempo non ingannerà noi stessi, che sappiamo bene del nostro passato, presente e futuro e che la vera dimensione di ciascuno è il presente, l'azione che ci fa costruire il puzzle della nostra vita. E dovremmo essere grati al presente anche quando ci sembra insopportabile, perchè ci appartiene, è la nostra vera dimensione.

In questa consapevolezza possiamo festeggiare alla grande e allora che ben venga il completo rosso, la cena e i fuochi d'artificio, i balli e le mega-feste, basta non perdere la nostra dimensione.
L'unico dono che il tempo ci fa è il nostro cambiamento fisico, l'unica prova che abbiamo di aver vissuto e che dobbiamo imparare ad accettare, questo è il nostro grazie al tempo.


BUON ANNO DAL BLOG "IL MIO SOLE"
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La festa della famiglia


Il Natale è la festa più bella dell'anno, per grandi e piccini, è l'unico momento in cui la famiglia, per tradizione, si riunisce al completo, costi quel che costi. Il ritrovarsi intorno a un tavolo a condividere il cibo, le idee, i pensieri e le opinioni, i sentimenti, rende più uniti, facendoci sentire migliori e vivendo anche le persone che ci troviamo accanto.


L'altro non è poi così lontano da noi, ma è la persona alla quale non abbiamo dato mai attenzione o la dovuta considerazione; è l'amico al quale non abbiamo manifestato la nostra riconoscenza; è nostro figlio, che non sente la nostra presenza o non gli abbiamo detto mai quanto lo amiamo; è la persona che apprezziamo e stimiamo ma che trattiamo con indifferenza. L'altro è chi morirebbe per noi e noi lo ignoriamo o ne approfittiamo. L'altro è la vita che ci scorre intorno e noi continuiamo a vivere nel nostro guscio. Natale per un verso unisce, salda, rende sensibili al mondo che ci circonda, per un altro verso ci permette una riflessione sugli atteggiamenti da cambiare.


Natale è un po' una prova, dove tutto viene messo in discussione.E' un'occasione più unica che rara per parlare e confessarci, per chiedere e manifestare le nostre preoccupazioni o i nostri timori, così come si palesano le nostre gioie e i nostri stati d'animo. E' un piccolo spaccato di vita, dove avviene il confronto tra adulti e bambini, adolescenti e anziani. In un groviglio di attese e bisogni, spesso accadono piccoli conflitti necessari per nuove comprensioni.


Basta sedersi tutti insieme, che subito si instaurano approcci di tipo diverso tra i commensali, con codici espressivi e punti di vista differenti, dove la malinconia degli anziani si confonde con i progetti degli adulti, l'audacia dei giovani alla vivacità dei bambini. Tutti chiedono di essere ascoltati, di ricevere attenzioni. Gli adulti fanno le loro dovute cosiderazioni, aspettandosi dal futuro i momenti migliori. La festa è incontrarsi a mezza strada in uno scambio reciproco dove si cresce e si matura. Intorno a un tavolo si guarda il nostro interlocutore negli occhi e la comunicazione ha il suo trionfo, mentre consumiamo lo stesso pasto , uniti nel modo più intimo che possa esserci.


La famiglia è una cellula fondamentale della nostra società, allo stesso modo in ambito religioso. La famiglia è restare uniti sempre, è risolvere i problemi adoperandosi al meglio, è sentirsi parte di un gruppo che sperimenta il valore della condivisione. E' la nostra fonte e il nostro calore. Non è vero che la famiglia langue oggi, è vero, invece, che sono aumentati gli attori, abbiamo la cosiddetta famiglia allargata, dove interessa maggiormente la continuità di un sentimento e non per forza la consaguineità. Ciò che si chiede all'interno della famiglia è la stabilità dei sentimenti e, dalla loro durata, deriva il nostro benessere. Non è un'istituzione a comando , ma una struttura che per funzionare ha bisogno di radici solide e forti e la sua funzione si esplica nel tempo. Una buona base per la famiglia è l'amore che ciascun componente profonde per gli altri. Natale dà ancora questa opportunità dopo tanti secoli di storia, ed è una fortuna avere un momento così magico per cementare anche quei rapporti più difficili e senza speranza.


Nei miei Natali è accaduto sempre un evento importante che ha dato inizio a situazioni future così come ci sono stati dei Natali tristi per la consapevolezza che un giorno all'anno non può restituire rapporti mai esistiti. Ci sono stati dei Natali nei quali ho avuto la prova di chi realmente ci tenesse a me, della falsità di alcuni legami, dei rami sterili che andavano tagliati, dell' affetto che ancora chiedevo malgrado l'età e dell'impossibilità degli altri a darmi ciò che non avevano. Tutti i miei Natali sono stati caratterizzati da attese che puntualmente venivano eluse. Questa mancanza mi ha rafforzato e oggi, che accolgo intorno al mio tavolo natalizio la mia famiglia, che ha componenti diversi da quelli di un tempo, è per me, una festa anche di ricordi, di gioia nel poter dare agli altri quello che ho sempre cercato e mai avuto.In questo esercizio continuo di discrepanze affettive, tra ciò che abbiamo dentro e quello che accade fuori di noi, affiniamo la nostra interazione con gli altri.


La famiglia è una struttura sociale caratterizzata da un sistema di relazioni affettive e i rapporti che si instaurano tra i suoi componenti sono quelli per la vita. Se queste relazioni produrranno danni, resteranno a vita, se daranno serenità e affetto, questo ci riscalderà per sempre. Bisogna fare in modo che il freddo non congeli mai le relazioni familiari che, altrimenti, lascerebbero un segno indelebile. Un modo per dare calore è ancora una festa come il Natale, che rievoca la nascita di un bambino, e un figlio nasce da un amore , quindi la famiglia non è altro che sorgente d'amore e di vita che si propagherà nel tempo, lasciando dentro di noi il fuoco per riscaldarci a vita.


La forza ,i valori e l'amore che una famiglia dà, si vedranno col tempo e sono proprio i figli i custodi di questo tesoro, quando a loro volta ripercorreranno, come in un copione, tutto quello che hanno vissuto in famiglia, non distinguendo più se sono essi stessi gli autori di quel copione o i seguaci di qualcosa in cui credono.


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La Cornovaglia che amo

Quest'aria natalizia, di festività e tempo libero per le vacanze di fine anno, mi riporta a una terra, a un posto unico al mondo: Land's End, in Cornovaglia, che ho visitato qualche tempo fa, quando, per un concorso di pittura giunsi a Londra, con famiglia al seguito, pensando di recarmi in uno sperduto luogo dell'Inghilterra dove andare a dipingere. E' una regione incantevole a cominciare da Truro, una città che avevo conosciuto attraverso la serie televisiva di Poldark e dove ho visitato le famose miniere. Lo sceneggiato Poldark ha sicuramente scosso la mia curiosità e mi ha spinto in questo luogo, alla ricerca della sua storia e delle sue bellezze. Passeggiando per Truro ho ammirato i pizzi messi in bella vista nelle vetrine, le grandi fioriere poste ai lampioni e la cattedrale così imponente, in stile neogotico.Subito dopo è la volta di Penzance, la mia meta, dove si trova la scuola d'arte conosciuta in tutto il mondo e dove si recano artisti da ogni parte. Qui il mondo sembra fermarsi per dare spazio a ritmi più lenti, più a misura d'uomo, dove vige la calma e la riflessione.

PENZANCE-Luogo misterioso/ancor di più/in un Natale immaginario./Il freddo copre la riviera,/il vento passa col suo telo/e i gabbiani/chiudono il volo./Sono spenti/anche i colori delle vele./Le barche in riva al mare/ondeggiano in attesa/che qualcosa accada./I gerani sono ancora lì tesi/e si fanno accarezzare/dalle folate oceaniche./La culla dei venti,/luogo romano,/d'altri tempi,/si chiude col suo manto al freddo,/un ossequio al re che nasce/in questo pezzo di mondo.(F.Baratto)

La vista è allietata da casette caratteristiche, con giardini e piccoli orti. I fiori qui, come in tutta la Cornovaglia, sono simbolo di bellezza ma anche di cultura e di civiltà. Viaggiare, d'altra parte, serve a confrontarsi con culture e stili di vita diversi dai nostri, per imparare ciò che non può essere insegnato. St.Ives, sulla costa a nord, è una graziosa cittadina con il suo porto caratteristico. Nelle stradine strette e ripide, lungo tutto il percorso, pendono lateralmente alla strada, ciotole ricche di gerani, petunie e campanelle che scendono dai loro vasi in una cascata di petali dai toni pastello.

Il porto, con le sue barche adagiate sul bagnasciuga e in acqua con reti pendenti, ciambelle e attrezzature per la pesca, crea scene pittoresche e incantevoli. Qui tutto è fermo, come in un dipinto. L'aria è sempre umida e fredda, il vento sibila dall'oceano portando ovunque stormi di gabbiani, i veri protagonisti del luogo.

Il mio cuore, però, è rapito da Land's End, un posto indescrivibile, si può solo parlare della sua maestosità. E' l'ultimo pezzo di terra della Cornovaglia, che si apre all'Oceano. Appena si giunge sull'alta scogliera, il vento avvolge come una girandola e il suo sibilo, a velocità sostenuta, rimbomba come un metronomo dal cupo suono. Si ha la sensazione di stare sospesi, innalzati vagando per l'aria.  Un'immane e misteriosa forza fa innalzare enormi onde spumose e alte che s'infrangono rumorosamente sugli scogli, ricoperti di gabbiani, in un continuo e serrato movimento.

Gli stridori dei gabbiani si perdono come singhiozzi che scemano con lunghe scie d'echi, perdendosi nei rari momenti dei loro silenzi. Molti restano appollaiati sugli scogli in contemplazione e, solo dopo un lungo riposo, riprendono le corse sull'acqua in un volo spiegato, in un gioco di movimenti, colori e suoni tra i più pittoreschi che abbia mai visto. Mi sono persa in corse e cadute nei prati, ho attraversato un ponte sostenuto da corde e sospeso nel vuoto e sotto il mare minaccioso. Ho rivolto, poi, gli occhi al cielo e ho visto nuvoloni ai quali davo forme diverse come la schiera di Esperidi sul carro spinto da Eolo. Lì nei paraggi, un grosso masso a mo' di trono ha dato tregua alla mia corsa e alla mia fantasia. Qui sono passata a rievocare i fatti storici a cominciare dai Romani, giunti fin qui nel 55a.C. con Giulio Cesare e di cui restano vistosi segni. Più a nord, al confine con la Scozia, c'è l'Hadrian's Wall, iniziato nel 122d.C, la muraglia eretta dall'Imperatore Adriano per difendere i confini dai nemici provenienti dal nord. Qui giunsero anche i Normanni nel 1066 con Guglielmo il Conquistatore, dando inizio alla guerra dei cent'anni e la guerra delle due Rose. Seduta sul trono vedo lì i Romani, a sinistra i combattimenti, e poi dal mare giungere le navi e da terra guerrieri ben muniti... In lontananza vedo la dimora di Re Artù, il castello di Camelot e nei vortici della mia mente la fantasia va al galoppo. Intanto grosse nuvole mi sovrastano quasi a toccare la mia chioma, con forme strane e colori forti per il peso dell'acqua che esse trasportano. Ai miei piedi un tappeto d'erba a perdita d'occhio segue il corso del vento con onde e capriole, recando un fruscio continuo a mo' di lamento. Lo sperduto luogo che pensavo, si rivela ai miei occhi in tutto il suo splendore!

Dopo tanto stordimento ho bisogno di ritornare alla normalità, scendendo giù a Marazion dove c'è l'hotel Mount Haven e lì di fronte S.Michael's Mount, l'abbazia benedettina dell'IX secolo, che mi dà lo spunto per un dipinto. Il cielo è sempre imbronciato ma spesso non ci si fa caso per il panorama strepitoso che mi gira intorno. Anche l'hotel è grazioso e in posizione egregia per la vista che dà e la possibilità di guardare S. Michael sia nelle ore di alta che di bassa marea. Alla partenza porto con me i panorami unici al mondo di luoghi ricchi di storia e di atmosfere.

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