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Si, viaggiare!


Il nostro primo viaggio è per venire al mondo, dura nove mesi e alla fine ci troviamo qui senza sapere nulla scoprendo tutto attraverso la nostra esperienza. Così dice M.Heidegger, filosofo esistenzialista francese, per il quale la vita è "deiezione", cioè un cadere su questa terra senza averlo chiesto. Sarà per questo inizio così travagliato, che siamo così attratti dal viaggio e trascorriamo tutta la nostra vita a viaggiare in ogni senso, come una carica che fa di noi eterni pionieri.

Il viaggio presuppone la voglia di scoprire, di andare alla ricerca di qualcosa, di approfondire e di giungere a una meta. Il fascino del viaggio non è tanto in quello che si cerca di raggiungere, ma il modo in cui raggiungiamo la meta, di ciò che si trova lungo la strada, lasciandoci sorprendere dagli eventi e affascinare dall'ignoto.

La storia moderna inizia con un viaggio, quello di Cristoforo Colombo nel 1492 che scoprì un nuovo mondo e dopo questa grande scoperta, c'è stata una corsa verso il progresso e la vita è cambiata radicalmante. Colombo dà corpo a un desiderio, un sogno e non importa se sbaglierà rotta, ciò che non giunge con lui avverrà in seguito, ma il suo viaggio sarà fondamentale per coloro che seguiranno le sue orme.
L'inizio della storia della civiltà greca è segnata dall'impresa degli Argonauti alla volta del Caucaso, alla conquista del vello d'oro di un mitico ariete. Al di là del  motivo religioso, quella degli Argonauti è una sorta di reazione all'immigrazione orientale verso l'occidente. Sia nel viaggio di Colombo che in quello di Giasone, all'orizzonte c'era l'oro.
Dopo ci furono altri viaggi importanti, ma quello che resta nel nostro immaginario è il viaggio di Ulisse. L'Odissea è in assoluto l'opera più amata di tutti i tempi, posta alla base di tutte le altre storie. Ulisse incarna il viaggiatore umano con le sue paure e le sue speranze, le sue disavventure e le sue illusioni, tutto avviene in lui, è l'eroe più amato per racchiudere tutta la fragilità, la forza, l'intelligenza dell'uomo.
Dopo un viaggio niente è più come prima, si giunge a un nuovo punto, un nuovo orizzonte da cui si scorgono nuove visioni.
Nel viaggio di Dante, al mare si sostituisce l'oltretomba, il viaggio dell'anima attraverso il peccato, necessario per giungere al cospetto di Dio. Dante sceglie un viaggio terribile fin dentro le viscere della terra per conoscere le cadute dell'uomo, le sue paure e le sue debolezze. La meta del suo viaggio è il Sommo Bene e attraverso il viaggio fa un'analisi dettagliata di episodi di vita vissuta e di quello che sarà.
Oggi ci sono anche i viaggi della speranza, i viaggi di coloro che scappano in cerca di nuove terre, nuovi approdi, proprio come gli Argonauti.
Il viaggio si prefigge sempre una meta e la maggior parte delle volte essa è la felicità, ottenere qualcosa che non si aveva prima. Il vero viaggio di scoperta, però, non è cercare nuove terre, ma avere un occhio nuovo per vedere le cose, come afferma Marcel Proust. Per altri, come Rimbaud, il viaggio è allontanarsi da ciò che è noto per andare verso l'ignoto che attrae la nostra mente.

I nostri viaggi turistici, lungo tutto l'anno, sono per andare in luoghi sconosciuti, lontani dal nostro quotidiano, quasi fossero una garanzia di vivibilità maggiore e di bellezza solo perchè stanno in luoghi distanti. E' questo un modo per allontanarci da ciò che è troppo risaputo, conosciuto e di cui non ne apprezziamo più il valore. Ma i nostri ritorni sono sempre felici, perchè ritroviamo ciò che abbiamo lasciato: il frutto di mete precedenti. Siamo continuamente sospesi tra questi due momenti: di proiettarci verso mete sconosciute, di avventurarci, ma avere comunque la certezza delle nostre conquiste già fatte.
Per Joyce il viaggio non è altro che la ricerca di se stessi che, per effettuarsi, ha bisogno di un processo circolare, allontanarsi per scoprire ciò che si è, ciò che si ha e ritornare su se stessi.
Il viaggio ha che fare con lo spazio.Il filosofo Massimo Cacciari afferma che quando si avvia il processo di creazione di un pensiero, bisogna fare i conti necessariamente con uno spazio: quello interiore, della meta che si riflette e dialoga con la realtà che ci circonda e questo significa assumere un'altra posizione nello spazio.
Il viaggio è la metafora della nostra vita, una continua ricerca di luoghi, di tempi, di noi stessi, di scoperte e l'uomo è semplicemente un viaggiatore, che per proiettarsi verso la meta, trova sulla sua strada tante storie, tanti contrattempi e tanti mutamenti che conducono continuamente ad allontanarsi dalla meta... ma forse la meta è semplicemente un pretesto per costruire la propria vita.
Per lo stesso motivo riusciamo a vivere senza pensare alla morte e siamo più attratti dal viaggio per arrivare ad essa, piuttosto che tendere alla meta.

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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